Ancora immagini, ma tra le più drammatiche che la storia ci consegna per non dimenticare. Al via in anticipo a Venezia «Restituire dignità», l'iniziativa 2012 per ricordare le vittime omosessuali perseguitate dal nazismo. Quest'anno si punta su foto che colpiscono per l'infinita tristezza dei volti, per la paura annidata in fondo agli occhi. A partire dal 20 gennaio e fino al 10 febbraio, saranno affissi manifesti e distribuite locandine e cartoline in città, locali pubblici, biblioteche, scuole, università con cinque foto segnaletiche, tra le decine di migliaia custodite al Landesarchiv Berlin, cioè l'archivio di Stato.
PARAGRAFO175
Foto di persone arrestate dalla polizia, sulla base del Paragrafo 175, l'articolo del Codice Penale Tedesco che condannava fino a dieci anni gli uomini ritenuti colpevoli di avere relazioni tra loro. Le donne non venivano neanche citate. Per loro, la condanna maggiore era rimanere sepolte vive nel silenzio. Se deportate, le aspettava il triangolo nero degli «asociali». Furono quasi 100 mila gli arresti tra il 1933 e il 1045. Per tutti ci furono umiliazione, infamia sociale, brutalità, carcere. Per migliaia ci fu il lager e un triangolo rosa. Pochi restarono vivi, e la gran parte di questi a guerra finita dovette proseguire la condanna in una prigione civile. Il paragrafo 175, infatti, non fu cancellato. Dopo molte riforme, fu definitivamente abolito in Germania soltanto nel 1994. Non era un'invenzione dei nazisti: fu introdotto nel codice penale nel 1871 e reso più brutale da Hitler. «Restituire la dignità» nasce dall'Osservatorio Queer del Comune, un progetto dell'Assessorato alle politiche giovanili e pace che si occupa di culture e diritti delle persone lesbiche, gay e transgender. E' stata possibile grazie al Coordinamento cittadino per la Giornata della Memoria e la collaborazione del Landesarchiv Berlin, dell'Unar (l'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali) e dell'associazione culturale «Ottava Traversa».
Delia Vaccarello
(L'Unità, 16 gennaio)