domenica 22 gennaio 2012

Morti di fame

Facciamo finta che non ce l'abbiano mai detto prima e stupiamo increduli: taxisti, orafi,    titolari di concessioni di spiagge, baristi denunciano di media redditi non superiori a quelli di un pensionato povero. Non più  - tranne eccezioni - di quindicimila euro in un anno di duro lavoro.
Gente esemplare: sono alla fame e non protestano mai. Mai vista una manifestazione di orafi depressi, mai seguito un corteo di quei signori che d'estate si fanno pagare un ombrellone sulla sabbia come una camera d'albergo. Saranno santi? Avranno dei genitori particolarmente generosi?
Monti ha proposto ai taxisti: liberalizziamo, ma in cambio vi diamo una seconda licenza, fatene quello che volete. E loro, giustamente, hanno reagito: già una licenza è una palla al piede, un motore di miseria, figuriamoci due. Così, ecco una categoria silenziosa pronta a scendere in piazza, rompendo l'omertà che fin qui l'ha sepolta viva nel sottoscala dei morti di fame.
Toni Jop         (L'Unità del 17 gennaio)