lunedì 9 gennaio 2012

UN VESCOVO DISUBBIDIENTE

Le richieste di riforma della Chiesa avanzate dai parroci austriaci "disobbedienti" (v. Adista nn. 55, 65, 67, 87/11) coinvolgono "vari livelli", sono "condivise a livello nazionale" e perciò "non si possono semplicemente cancellare senza che con ciò venga attuata una negazione della realtà".

Lo ha affermato, il 30 novembre, il vescovo merito di Innsbruck mons. Reinhold Stecher, 90 anni, nel corso di un'intervista all'emittente Orf-Alto Adige e al Tiroler Tageszeitung. Le richieste della piattaforma di protesta – che, in giugno, aveva invitato il clero e il popolo cattolico a puntuali atti di disobbedienza per lanciare un messaggio forte di scontento rispetto alla struttura "assolutista" della Chiesa e di necessità urgente di riforme ecclesiali –  sono, ha detto Stecher, notoriamente su posizioni di apertura, "considerazioni obiettive" coerenti "con il messaggio complessivo di Gesù Cristo". In questa prospettiva, il termine "disobbedienza" starebbe a significare un "grido", reso necessario dal fatto che "toni più sussurrati" sono stati precedentemente ignorati dalla Chiesa.

Il vescovo emerito si è espresso anche nel merito della questione concreta dei preti sposati: "Se lo ha fatto Gesù, non può essere sbagliato. Tra i suoi apostoli ve ne erano diversi sposati", ha affermato, ribadendo la sua posizione a favore della soppressione del celibato obbligatorio per il clero (da Adista).