giovedì 16 febbraio 2012

Commento alla lettura biblica

SE NON ORA QUANDO?

 

Ed entrò di nuovo a Cafàrnao dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa [2]e si radunarono tante persone, da non esserci più posto neanche davanti alla porta, ed egli annunziava loro la parola.
[3]Si recarono da lui con un paralitico portato da quattro persone. [4]Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dov'egli si trovava e, fatta un'apertura, calarono il lettuccio su cui giaceva il paralitico. [5]Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: «Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati».
[6]Seduti là erano alcuni scribi che pensavano in cuor loro: [7]«Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può rimettere i peccati se non Dio solo?».
[8]Ma Gesù, avendo subito conosciuto nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate così nei vostri cuori? [9]Che cosa è più facile: dire al paralitico: Ti sono rimessi i peccati, o dire: Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina? [10]Ora, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati, [11]ti ordino - disse al paralitico - alzati, prendi il tuo lettuccio e va' a casa tua». [12]Quegli si alzò, prese il suo lettuccio e se ne andò in presenza di tutti e tutti si meravigliarono e lodavano Dio dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!».
(Marco 2, 1-12)
   
 
Gli studiosi che hanno cercato di raccogliere il messaggio di questa pagina si sono domandati il perché di questo intreccio: la “guarigione” di un paralitico e l’annuncio del perdono dei peccati. Perché Marco, Matteo e Luca, sia pure con alcune differenze, hanno unito questi due racconti in un solo quadro?
Mi sembra che il redattore di questa suggestiva pagina evangelica, con tale procedimento, abbia inteso far vedere che Gesù si occupa della persona tutta intera: oggi diremmo anima e corpo.
Le persone che incontravano Gesù venivano accolte dal suo amore in un contatto profondo che mirava a creare benessere e pace interiore. Egli nell’incontro faceva tutto il possibile perché quell’uomo o quella donna ritrovassero salute e voglia di vivere ed assaporassero la vicinanza di Dio.
Per Gesù l’incontro con una persona sofferente significava non dimenticare mai la totalità del soggetto, il suo mondo relazionale, con Dio, con le altre persone del villaggio e con la propria interiorità.
Pagine molto incisive ha recentemente scritto Mauro Pesce su “La remissione dei peccati nell’escatologia di Gesù nel suo ultimo libro “DA GESU’ AL CRISTIANESIMO”, edito da Morcelliana.
Gesù non spiritualizza mai le sue relazioni: toccava i cuori guarendo i corpi e guariva i corpi toccando i cuori.
L’insegnamento è prezioso. Troppe volte si parla della salvezza delle anime e con ciò si intende la fustigazione dei corpi, la negazione della corporeità.
In un libro osceno e ridicolo che il vicario generale della diocesi di Torino ha compilato su “fede e omosessualità” si arriva a scrivere che la vocazione degli omosessuali resta la castità perché “l’attività omosessuale è al di fuori del disegno divino creatore” (pag. 71).
In nome delle anime si sono torturati i corpi, soffocati i desideri, impedite le scelte delle persone, negati i loro bisogni, repressa la loro libertà di azione e di pensiero. Così il corpo è diventato prevalentemente lo spazio del peccato.

In questi giorni le comunità della chiesa valdese (che nel pinerolese sono una decina) la sera del 16 febbraio hanno acceso i falò della libertà per ricordare la data in cui Carlo Alberto, con le Lettere Patenti, conferiva loro i diritti civili e politici. Ma in queste terre gli inquisitori ne arsero vivi a centinaia per “estirpare l’eresia” e per la salvezza delle anime dei veri fedeli.

Gli inquisitori di allora dimenticavano che “uccidere un uomo non significa difendere una dottrina, ma solo uccidere un uomo” Sebastiano Castellione 1554, commentando la morte di Serveto).

 

“Erano fuori di sé”

Coloro che a Cafarnao videro l’efficace intervento di Gesù che ridonò speranza a quell’uomo (senza che dobbiamo necessariamente pensare ad una guarigione istantanea),“erano fuori di sé e glorificavano Dio”.

Mi viene alla mente il fatto che nella catechesi cristiana, nella predicazione e nei sacramenti milioni di uomini e donne “incontrano” ancora oggi la figura e il messaggio di Gesù, ma nella loro vita non succede nulla, il loro cuore non è raggiunto da nessun raggio di luce e di calore.

Un giovane della mia città che per lavoro vive a Linkoping (Svezia), in queste settimane, rientrato per alcuni giorni a casa, è venuto a raccontarmi la sua esperienza: “Ho girato un po’ tutte le chiese, ma ho trovato ovunque il solito brodino riscaldato… un Gesù che è di una noia mortale…”.

Effettivamente Stefano ha ragione: la predicazione è come una vecchia storiellina, un ritornello sentito mille volte. Come il prete o il pastore apre la bocca, sai già dove vanno a parare e dove vanno a finire. Che pena!

Il rullo dogmatico e catechistico ha “prodotto” un Gesù incolore, insapore, insipido, insignificante: un vero sonnifero.

Ecco perché o riprendiamo contatto con il Gesù storico, con la sua vita concreta, con il suo cammino di credente e di profeta, oppure ripetiamo le formule rigide ed astratte del credo, ma il menu è sempre lo stesso e le parole suonano come altrettante ninna nanna.

 

“Il paralitico”

Qui il paralitico che deve alzarsi e riscoprire il dono della parola di Gesù impersona ciascuno, ciascuna di noi.

Se vogliamo che il Vangelo torni a farci vivere e ad accendere i nostri cuori dobbiamo in qualche modo entrare nel “movimento” e nel “disturbo” che animarono quella casa e quel villaggio. Bisogna scoperchiare il tetto, farsi sentire, smetterla di parlare di santi, di madonne, di cardinali e di dogmi e di tutto questo arsenale ecclesiastico. Bisogna archiviare l’obbedienza ai sacri pastori (che spesso sono lupi rapaci come i recenti veleni vaticani dimostrano) e glorificare Dio che ha donato al mondo la persona e il messaggio di Gesù.

Se quei quattro barellieri e il paralitico non avessero un po’ “disturbato”, facendosi sentire e facendosi largo, non sarebbe successo nulla. Un credente adulto, veramente responsabile, deve disturbare i sonni comunitari anche a costo di qualche “gomitata” e di qualche parola dura.

Senza questa umile audacia la comunità cristiana corre il rischio di diventare o un asilo infantile o un dormitorio o un gregge disciplinato ed obbediente. Questo è il tempo del disturbo: se non ora quando?

 

O Dio

O Dio,

ogni volta che debbo rimettere in discussione qualche angolo del mio cuore, qualche pezzo della mia vita, provo una strana voglia di non muovermi, di non rischiare, di lasciare le cose come stanno.

Poi… Tu sei il vento caldo ed impetuoso, dolce ed invitante, che soffia dentro di me e allora cerco di alzarmi dal mio lettuccio e di rimettermi in cammino.

E scopro che si apre sempre un nuovo sentiero che rende la vita più feconda e piena di meraviglia.