domenica 19 febbraio 2012

ICI PER LA CHIESA CATTOLICA?

Ci credo solo se lo vedo realizzarsi nei fatti. Bisognerà vedere concretamente come verrà stabilito dal governo rispetto a tutti quegli immobili oggi presenti in cui svolge un'attività commerciale, anche non esclusiva, ma prevalente.

Nel frattempo è guerra di cifre sugli introiti recuperabili dallo Stato. L'esenzione vale 100 milioni per la Conferenza episcopale italiana che riprende un'analoga valutazione fatta da Vieri Ceriani, sottosegretario all'Economia, ma riferita all'ammontare dell'elusione fiscale in capo alle diverse confessioni. Ben più alta, tra i 500 e 1600 milioni, la stima dell'Anci, l'associazione dei Comuni, che calcola in 171,5 miliardi il valore di tutti gli immobili italiani che, a vario titolo, non versano l'imposta. La soglia di un miliardo, tuttavia, non è esclusa del tutto dall'Ifel, l'ufficio studi dei Comuni. «Su questo tema sarebbe opportuno che il governo discutesse anche con noi», ripete il presidente Graziano Delrio. Mentre il portavoce della Cei, Domenico Pompili, va all'attacco: «Non è che fino ad oggi bastava la presenza di una cappella perché ci fosse un ampliamento dell'esenzione a tutto il resto. Al contrario. Se c'è una finalità non commerciale si è esentati, mentre il resto paga l'Ici come gli altri». Dal Vaticano nessun commento: «Si è parlato di tutto ma non di Ici», riferisce l'ambasciatore italiano presso la Santa Sede, Francesco Maria Greco, al termine della cerimonia per i Patti Lateranensi. Il tema è scivoloso. Allo stato attuale, manca un censimento attendibile sul ricco patrimonio immobiliare ecclesiastico. I luoghi di culto sono accatastati come E7, ma nessuno è in grado di dire quali di questi edifici siano usati per il business o la fede.
 (Repubblica, 17 febbraio)

 Attenti ai "trucchi"… La chiesa romana è abile  nell'aggirare le leggi.