Giorgio Gardiol
Il 12 e 13 giugno scorso abbiamo votato 4 referendum abrogativi. I referendum sono validi perché si è recata alle urne più della metà degli elettori, che si sono espressi favorevolmente. Il presidente della Repubblica ha perciò abrogato le leggi sottoposte al referendum. Tra queste anche la norma che obbligava i Comuni a vendere entro il 31 dicembre di quest'anno almeno il 40% delle società di loro proprietà ai privati. I Comuni, sindaci e consiglieri, possono esercitare su queste società un «controllo analogo» a quello sulle attività svolte direttamente dal Comune. Ciò riguardava l'acqua, i rifiuti, i trasporti, ecc.
Visto l'esito del referendum il governo Berlusconi emanava un decreto legge che ribadiva la privatizzazione a esclusione del settore acqua. Il governo Monti ha spostato le scadenze: entro il 31 marzo 2012. Con uno zelo degno di miglior causa, alcuni nostri Comuni hanno deciso di creare due nuove società (per rifiuti e teleriscaldamento) con la partecipazione al 40% dei privati. Ma sanno i Comuni che stanno svendendo le loro prerogative a favore di privati, che hanno interessi diversi da quelli pubblici? A qualcuno è venuto in mente che 6 mesi fa si è votato diversamente? Smemorati.
(da L'Eco delle valli 23/11/2011)