I primi gesti e atteggiamenti quotidiani che mostrano l’adesione alla “nonviolenza” che vengono in mente sono naturalmente quelli del Mahatma Gandhi o di Martin Luther King. E oggi? Non mancano testimonianze di vita e di modus operandi nonviolenti.
Il testo “Il deserti fiorirà” ci presenta la “nonviolenza applicata” a temi e problematiche attuali che ha imperniato la vita di suor Rosemary Lynch. Il percorso teorico derivante dall’esempio della vita e degli atti di S. Francesco che, per primo, ha svelato la “cosmologia della nonviolenza”; l’analisi di alcune scelte politiche del governo americano, quali le guerre in Vietnam, in Iraq, in Afganistan da lei giudicate “vere vergogne per la mia nazione”; le esplosioni di migliaia di bombe nucleari nel deserto del Nevada, con scarsa o nulla informazione sulle conseguenze data alla popolazione civile e la denuncia per le vittime umane e la distruzione della natura; le manifestazioni concrete (preghiere, digiuni e atti di disobbedienza civile per i quali è stata processata e incarcerata) poste in essere da pochi non violenti come lei: tutto ciò, e non solo, è presente nel libro.
E ancora... nonviolenza verso il corpo (sia attraverso diete o usi eccessivi della cosmetica, sia attraverso il troppo lavoro e lo scarso riposo); nonviolenza come sacralità o meglio “sacredness” cioè capacità di vedere il sacro in ogni parte della creazione.
Il testo raccoglie vari scritti autobiografici e interviste a questa suora francescana e pacifista, morta nel gennaio scorso a 94 anni; si legge con piacere grazia alla ricchezza di valutazioni personali che affiancano il racconto autobiografico: il lettore è condotto inevitabilmente a riflettere su temi quali il disarmo, le spese folli per certi esperimenti nucleari, il sacro, la bellezza ecc...; senza accorgersene percorre insieme a lei il “cammino della nonviolenza” diventando “resistente” e costruttore di pace, e acquistando la consapevolezza che si deve partecipare alla vita pubblica seminando semi di nonviolenza. La sintassi scorrevole e l’uso sapiente di vocaboli pacifisti agevolano tale percorso.
Marisa Croce