lunedì 6 febbraio 2012

«SEI GAY, GRASSO E STUPIDO… DEVI MORIRE»

L'America assiste a una nuova ondata di suicidi di giovani gay, dopo quella degli ultimi mesi del 2010, che ha visto cinque ragazzi togliersi la vita. A gettare gli adolescenti nella disperazione sono gli atti di bullismo subiti a scuola, nei college, via web. Il 24 gennaio a farla finita è stato Phillip Parker, un quattordicenne del Tennessee; un mese prima si era tolto la vita Jacobe Roger, che da almeno quattro anni subiva molestie da parte dei compagni. Nei blog si parla di una piaga endemica e il pensiero dei giovani e dei meno giovani va a Matt Shepard, che nel 1998 arrivò ad essere torturato, legato a una staccionata e lasciato morire dai suoi aggressori.
Oggi i suoi genitori sono diventati una icona della lotta alle discriminazioni. Straziati dal dolore, anche i genitori di Phillip Parker hanno puntato il dito contro le molestie a scuola.
QUEL BIGLIETTO
Tornando a casa hanno trovato il corpo senza vita del figlio insieme a un biglietto recuperato dal cestino della carta straccia: «Mamma aiutami ti prego». La mamma in lacrime ha riferito di aver intuito che c'erano dei problemi, ma che il ragazzo non appariva infelice. «Dopo che ha fatto, quello che ha fatto, abbiamo scoperto molte cose che ignoravamo. Ci siamo accorti che a scuola vengono commessi molti atti di bullismo», ha dichiarato Gena Parker. «Phillip era gay ed è stato maltrattato fisicamente e mentalmente», riferisce nonno. Non dissimile la tragedia di Jacobe Roger. «Mi chiamano finocchio, gay, queer, non voglio tornare a scuola», aveva detto all'inizio dell'anno. E dopo vari tentativi aveva deciso di non frequentare più. Ma i tormenti non erano finiti. Qualche attimo prima di togliersi la vita ha deciso di lasciare sul telefono, e anche ben visibile, la password della posta elettronica, per dare modo alla polizia di risalire all'identità dei suoi torturatori. I responsabili della scuola dicono che a loro era noto solo un episodio di bullismo ai danni di Jacobe, e che avevano provveduto a parlare con gli aggressori. La disperazione dei due ragazzi è il segnale di un clima omofobico diffuso. E' polemica nello stato del Tennessee sul cosiddetto «Don't say gay»: un disegno di legge che vieterebbe di parlare nelle classi delle medie e delle elementari di relazioni sentimentali con riferimento all'omosessualità. L'America si interroga su una tragedia che non si attenua nonostante il grande seguito dell'iniziativa «It's get better» lanciata dal giornalista Dan Savage.
Per i giovani disperati e incapaci di vedere il futuro sono giunti in rete migliaia di appelli, inviati sia da omosessuali adulti che rassicurano, sia da figure di spicco che invitano alla fiducia e alla solidarietà. Tra questi il messaggio accorato di Obama: «Come padre di due figlie, la morte di questi ragazzi mi ha straziato il cuore, sono cose che non dovrebbero accadere in questo paese». Anche se è altissimo l'impegno del presidente e di Hillary Clinton al fine di tutelare i diritti di gay e lesbiche, l'odio non è ancora stato estirpato. Ai funerali di Matt Shepard e al processo dei suoi assalitori un gruppo di oppositori omofobi protestò con picchetti e frasi ingiuriose. Non è cambiato molto da allora. La stessa crudeltà continua a colpire i giovani gay. Lo scorso settembre a togliersi la vita è stato un altro quattordicenne, Jamey Rodemeyer. Subiva molestie dalle elementari, aveva più volte chiesto aiuto. Eppure si era deciso a lanciare un messaggio su Youtube. Atroci le frasi scritte sul suo blog: «Sei stupido, gay, grasso. Devi morire».
Delia Vaccarello
(L'Unità 30/01)