venerdì 27 aprile 2012

RISPETTARE TUTTO IL CREATO

L'incontro di un elefante con la vera bestia:
Questo viene fatto per distruggere la loro volontà. Per due giorni e due notti, senza la madre, saranno sistematicamente picchiati, privati di cibo ed acqua, e come se ciò non bastasse di notte saranno privati del sonno, continuamente picchiati e svegliati.
Trascorso tale termine di torture, il cucciolo sarà emotivamente devastato. Rispetterà per sempre il suo schiavista. Così la vera bestia addestra gli elefanti al trasporto per turisti. Magari quel turista siamo noi, magari quel turista è una persona che ama i diritti civili e che protesta vittima di razzismo o omofobia, alza la voce, ha un avvocato che ha difeso le sue ragioni dinanzi alla giustizia, in un'aula di tribunale. Gli animali tutti non hanno giudici e avvocati ma sono solo vittime di coloro che invocano la giustizia solo quando tocca a loro protestare, a noi non serve capire gli animali ma solo rispettarli come parte del creato.






L'incontro di un elefante con la vera bestia:

Questo viene fatto per distruggere la loro volontà. Per due giorni e due notti, senza la madre, saranno sistematicamente picchiati, privati di cibo ed acqua, e come se ciò non bastasse di notte saranno privati del sonno, continuamente picchiati e svegliati.
Trascorso tale termine di torture, il cucciolo sarà emotivamente devastato. Rispetterà per sempre il suo schiavista. Così la vera bestia addestra gli elefanti al trasporto per turisti. Magari quel turista siamo noi, magari quel turista è una persona che ama i diritti civili e che protesta vittima di razzismo o omofobia, alza la voce, ha un avvocato che ha difeso le sue ragioni dinanzi alla giustizia, in un'aula di tribunale. Gli animali tutti non hanno giudici e avvocati ma sono solo vittime di coloro che invocano la giustizia solo quando tocca a loro protestare, a noi non serve capire gli animali ma solo rispettarli come parte del creato.

(...)"Fin dal momento in cui il bestiame viene scaricato dai camion all'interno dei recinti di sosta, i manager ed i supervisori del piano macellazione, si riferiscono ad esso come "carne". Anche se sono esseri senzienti vivi che ancora respirano, essi vengono già linguisticamente ridotti a carne inanimata, oggetti da usare. Similarmente, esistono una sfilza di acronimi e termini tecnici in tutto il sistema di controllo sicurezza alimentare, che riducono il lavoro dell'operaio di controllo qualità ad un regime di tipo tecnico burocratico, piuttosto che ad uno nel quale sia costretto il confronto con tutta quella massiccia sottrazione di vite. (...)
La nostra complicità non sta nell'infliggere direttamente la violenza, quanto nel nostro tacito accordo di guardare altrove e non fare alcune semplicissime domande"
Lavorando in incognito in un macello
Timothy Pachirat

Volevo capire come i processi di violenza di massa divengono normali nella moderna società, e volevo farlo dal punto di vista di chi lavora in un macello. La mia impressione era che, portare l'attenzione vicina a come viene operata l'uccisione industrializzata, avrebbe potuto non solo mettere in luce come la realtà del massacro animale viene resa tollerabile, ma anche come la distanza e l'occultamento operano in analoghi processi sociali.
il moderno macello industrializzato è una "zona di confinamento", un "territorio segregato ed isolato", nelle parole del sociologo Zygmunt Bauman, "invisibile", e "del tutto inaccessibile ai membri ordinari della società". Ho lavorato come operaio di basso livello sul "piano del macello" di un mattatoio industrializzato, per poter capire, dalla prospettiva di chi vi partecipa direttamente, come operano queste zone de confinamento.
Il macello impiega circa ottocento lavoratori non sindacalizzati, la maggior parte immigranti dall'America centrale e del sud, Asia sudorientale, ed Africa orientale. Produce oltre 820 milioni di dollari l'anno in vendita e distribuzione all'interno ed all'esterno degli Stati Uniti ed è classificato fra i maggiori impianti di macellazione di bestiame al mondo per volume di produzione. La velocità della catena di produzione sul piano del macello è di circa trecento animali per ora, uno ogni dodici secondi. In una tipica giornata di lavoro, qua vengono uccisi fra i duemila duecento ed i duemila cinquecento animali, che sommati fanno più di diecimila animali uccisi per settimana lavorativa (cinque giorni), o più di mezzo milione di animali macellati ogni anno.
(...)

Timothy: Dopo che il knocker spara agli animali, essi cadono su un nastro trasportatore dove vengono incatenati ed issati su una linea sopraelevata. Appesi per le zampe posteriori, viaggiano attraverso una serie di novanta giravolte, che li porta lontani dalla linea visiva del knocker. Quindi, un presticker and sticker(?) recide le arterie della carotide e la vena giugulare. Gli animali si dissanguano mentre continuano a viaggiare sulla catena sopraelevata fino al tail ripper, colui che inizia il processo di rimozione di parti del corpo e pelli. Degli oltre 800 operai nel piano macellazione, solo quattro sono coinvolti direttamente nell'uccisione del bestiame e meno di 20 hanno una visuale sull'uccisione.
Timothy: Non sono stato in grado di intervistare direttamente il knocker, ma ho parlato con molti altri operai riguardo a come essi percepiscono il knocker. C'è una specie di mitologia collettiva costruita attorno a questo particolare lavoratore, una mitologia che permette un implicito scambio morale nel quale solo il knocker è colui che fa l'uccisione, mentre il lavoro degli altri 800 operai del macello è moralmente scollegato dall'uccisione. È una finzione, ma convincente: fra tutti gli operai del macello, solo il knocker porta il colpo che mette inizio all'irreversibile processo che trasforma le creature viventi, in morti. Se ascoltaste con sufficiente attenzione le centinaia di operai che eseguono le altre 120 mansioni nel piano macellazione, questo potrebbe essere il ritornello che udireste: "Solo il knocker". È semplice matematica morale: il piano macellazione opera con 120+1 mansioni. E finché quel 1 esiste, finché vi è una plausibile narrativa che concentra il più pesante e sporco dei lavori su questo 1, allora gli altri 120 operai del piano macellazione possono dire, e credere, "Io non faccio parte di questo".

Quali sono le strategie principali usate per nascondere la violenza nel macello?

Timothy: La prima e più ovvia è che la violenza dell'uccisione industrializzata viene nascosta alla società in generale. Negli Stati Uniti, oltre 8,5 miliardi di animali vengono uccisi ogni anno per farne cibo, ma queste uccisioni vengono effettuate da una piccola minoranza composta per lo più da lavoratori immigranti, che operano dietro a mura opache, per lo più in luoghi rurali isolati, lontani dai centri urbani. Inoltre, delle leggi promosse dalle industrie della carne e del bestiame, che sono attualmente al vaglio in sei stati, criminalizzano il pubblicizzare ciò che avviene nei macelli o in altre strutture con animali, senza il permesso dei proprietari degli stessi.
il macello, nel suo complesso, è diviso in compartimenti. L'ufficio è diviso dal reparto fabbricazione, che a sua volta è isolato dal congelatore, il quale è isolato dal piano macellazione. È del tutto possibile trascorrere anni, lavorando nell'ufficio, nel reparto fabbricazione, o al congelatore di un mattatoio industriale che macella oltre mezzo milione di bestiame all'anno, senza neppure incontrare un animale vivo e tanto meno assistere ad uno che viene ucciso.

Ma la terza, e più importante, il lavoro di uccisione è nascosto persino nel luogo dove ci si aspetterebbe che fosse più visibile: il piano macellazione stesso. La complessa divisione in mansioni e spazi, agisce allo scopo di compartimentalizzare e neutralizzare l'esperienza del "lavoro di uccidere" per tutti gli operai del piano macellazione. Ho già menzionato la divisione di mansioni nella quale solo una manciata di operai, su un totale di oltre 800, è direttamente coinvolta o ha una visuale sull'uccisione degli animali. Per dare un altro esempio, il piano della macellazione è diviso spazialmente in un lato pulito ed un lato sporco. Il lato sporco si riferisce a tutto ciò che accade quando le pelli degli animali sono ancora attaccate ed il lato pulito a tutto ciò che accade dopo che le pelli sono state rimosse. Gli operai del lato pulito sono segregati dagli operai del lato sporco anche durante le pause per il pranzo ed il bagno. Questo si traduce in una specie di compartimentazione fenomenologica dove quella minoranza di lavoratori che si occupa degli "animali" quando le pelli sono ancora attaccate, è tenuta separata dalla maggioranza dei lavoratori che si occupa delle "carcasse" dopo che le pelli sono state rimosse. In questo modo, la violenza del trasformare un animale in una carcassa viene tenuta come in quarantena tra i lavoratori del lato sporco, dove vi è, anche là, un ulteriore divisione di mansioni e spazi.

Oltre alle divisioni di spazio e mansioni, l'uso del linguaggio è un altro modo per nascondere la violenza dell'uccidere. Fin dal momento in cui il bestiame viene scaricato dai camion all'interno dei recinti di sosta, i manager ed i supervisori del piano macellazione, si riferiscono ad esso come "carne". Anche se sono esseri senzienti vivi che ancora respirano, essi vengono già linguisticamente ridotti a carne inanimata, oggetti da usare. Similarmente, esistono una sfilza di acronimi e termini tecnici in tutto il sistema di controllo sicurezza alimentare, che riducono il lavoro dell'operaio di controllo qualità ad un regime di tipo tecnico burocratico, piuttosto che ad uno nel quale sia costretto il confronto con tutta quella massiccia sottrazione di vite. Anche se l'operaio al controllo qualità ha piena libertà di accesso e movimento per tutto il piano macellazione e vede ogni aspetto dell'uccidere, la sua capacità interpretativa viene interdetta dalle richieste burocratiche e tecniche del lavoro. Temperature, pressioni idrauliche, concentrazioni di acido, conto dei batteri, e sterilizzazione dei coltelli diventano l'obiettivo primario, al contrario della massiccia, incessante sottrazione di vite.
La divisione fra lato pulito e sporco menzionata prima, ad esempio, è apertamente motivata da una logica di sicurezza alimentare. Il bestiame entra nel macello ricoperto di feci e vomito, e dal punto di vista della "sicurezza alimentare", la sfida è di rimuovere le pelli minimizzando il trasferimento di questi contaminanti alla carne sottostante. 
(...)
La nostra complicità non sta nell'infliggere direttamente la violenza, quanto nel nostro tacito accordo di guardare altrove e non fare alcune semplicissime domande: "Da dove arriva questa carne e come ha fatto a finire qua?" I meccanismi di occultamento ed allontanamento insiti nel nelle nostre divisioni di spazio e mansioni e nell'uso sconsiderato di linguaggi eufemistici rendono seducentemente facile evitare di perseguire le complesse risposte a queste semplici domande, nonostante la nostra determinazione.
(...)
Timothy: Apro il libro con la storia di una mucca che fuggì da un macello lungo strada, fino quella dove lavoravo. La polizia di Omaha inseguì la mucca e la mise all'angolo in un vicolo che confinava con il mio macello. Accadde durante i dieci minuti della nostra pausa pomeridiana e molti degli operai del macello videro la polizia aprire il fuoco con i fucili contro l'animale. Il giorno successivo in mesa, la rabbia, il disgusto e l'orrore per l'uccisione dell'animale da parte della polizia era palpabile, così com'era forte il senso di identificazione con il trattamento dell'animale nelle mani della polizia. Eppure, alla fine della pausa pranzo, gli operai tornarono al lavoro su quel piano macellazione che ammazza 2500 animali ogni giorno.

Cinci Freedom era un'altra mucca charolaise che fuggì da un macello di Cincinnati nel 2002. Venne ricatturata dopo svariati giorni solo grazie all'aiuto dell'equipaggiamento di rilevazione termica fornito da un elicottero della polizia. A differenza dell'anonima mucca di Omaha che fu abbattuta dalla polizia, Cinci Freedom divenne immediatamente una celebrità. Il sindaco le diede le chiavi della città e venne trasportata al The Farm Sanctuary a Watkins Glen, NY, dove visse fino al 2008.

Anche se a prima vita le sorti della mucca di Omaha e di Cinci Freedom sono state molto differenti, penso che entrambe le risposte fossero modi ugualmente efficaci per neutralizzare la minaccia rappresentata da questi animali. Le loro fughe dal macello non erano solo fughe fisiche, ma anche concettuali, momenti di rottura della routine in un sistema di uccisione altrimenti automatizzato e normalizzato. Lo sterminio e l'elevazione a celebrità (non dissimile dal rituale della grazia presidenziale al tacchino del Giorno del Ringraziamento) sono entrambi modi per contenere la minaccia rappresentata da questi momenti di rottura concettuale. Essi mettono in evidenza anche il limitare le rotture come tattica politica, ad esempio la rottura digitale che avviene quando vengono resi pubblici dei video scioccanti girati sotto copertura nei macelli e in altre zone di confinamento dove il lavoro della violenza viene regolarmente effettuato per nostro contro