mercoledì 16 maggio 2012

Domanda partigiana

25 aprile, 1° maggio; un periodo di commemorazioni, spettacoli, feste.
Come è giusto che sia. 67 anni dopo si ricorda la conquista della democrazia politica, la faticosa costruzione della Repubblica fondata sul lavoro. Lo sguardo però è per lo
più rivolto a ieri. Manca una visione del domani. Il domani fa paura: che cosa succederà? Come usciremo dalla crisi? Oggi dovremmo chiederci come autolimitare i nostri stili di vita con giustizia ed equità, rispettando la dignità delle persone. Occorre assumere il criterio della prudenza nel progettare il futuro. C'è un assioma che quasi nessuno osa  mettere in dubbio: «occorre crescere».
Solo la crescita ci farà passare la paura. Viviamo in un mondo in cui cominciano a mancare le risorse per la crescita continua e infinita. Il petrolio sta finendo, come anche  l'acqua pulita e potabile, la terra nonostante i fertilizzanti inaridisce, la popolazione aumenta. E allora guerre: tradizionali ed economiche.
Chi ha di più non vuol spartire nemmeno il superfluo, piuttosto lo spreca. La domanda è ancora quella del partigiano di allora «se non lo faccio io adesso, quanto verrà a  costare a noi e a chi verrà dopo di noi?».

Giorgio Gardiol

(Riforma, 27 aprile)