Ho letto con grande interesse l'articolo pubblicato su L'Unità «la mia età di mezzo » con il quale Clara Sereni ha affrontato il grande tema della condizione sociale ma anche esistenziale degli anziani. Sarebbe davvero utile - come ha scritto - che nel nostro Paese si cominciasse a parlare degli anziani senza più voltarsi dall'altra parte e senza tabù. Per cominciare dobbiamo accettare l'idea che siamo, nostro malgrado, la vera generazione emergente in questo strano e malandato Paese. Che è poi quello che dicono tutti gli studi demografici. Insieme al numero complessivo degli anziani crescono a vista d'occhio quelli che non sono autosufficienti, che si attestano ormai intorno ai tre milioni. C'è una domanda fortissima di welfare e di servizi socio-sanitari che il nostro Paese non riesce a sopperire per la miopia e il bieco calcolo di chi ha tolto, se non azzerato, le risorse. Il nostro è diventato un Paese poco civile dove l'anziano, che ha lavorato per una vita e tanto ha fatto e fa ancora per i propri figli e nipoti, rischia di essere considerato un peso per la società. Chi ci ha governato fino a poco fa ha propagandato almondo l'immagine dell'uomo anziano potente, di successo, inebriato dall'elisir di lunga vita e circondato da belle fanciulle. Nel frattempo, però, anziani meno fortunati di lui hanno visto ridurre i propri diritti e la possibilità di poter accedere a un sistema socio- sanitario efficiente e di qualità. È ora di invertire la rotta e non secondo la ricetta offerta dal Fondo monetario internazionale secondo il quale l'aumento della popolazione anziana porterà i Paesi a un tracollo finanziario. Non può e non deve essere questa la risposta. Sarebbe aberrante. Bisogna partire dalla considerazione che ci sarà sempre più bisogno di welfare, di una sanità efficiente in grado di produrre salute e non solo la cura delle malattie e, quindi, di un sistema socio-sanitario in ado di rispondere alle esigenze delle persone, specie di quelle più fragili. Sentiamo molto spesso parlare di crescita. La crescita può essere realizzata in tanti modi ma non sempre porta con sé giustizia sociale, democrazia e diritti. Perché allora non investire sul welfare come motore di sviluppo che crea buona occupazione? Bisogna rompere quei tabù di cui ha parlato Clara Sereni e capire che solo così si possono dare risposte a una società che invecchia costruendo allo stesso tempo un'opportunità di lavoro per i giovani. È il modello di società che deve cambiare. Quel modello che oggi punta a escludere ed eliminare chi è rimasto indietro, chi è più debole e più fragile. Abbiamo bisogno di nuove comunità di cittadini dove l'anziano sia considerato un bene comune, includendolo e non lasciandolo ai margini e da solo a fare i conti con il proprio destino. È proprio per cambiare il modello di società che sentiamo l'esigenza di ricostruire quel patto intergenerazionale, quella solidarietà di "classe" di un tempo a sostegno dei diritti costituzionali e di cittadinanza. Oggi tutto sta cambiando. Il cambiamento non deve essere rincorso ma almeno accompagnato con scelte in grado di rispondere al nuovo quadro sociali avviato con il nuovo secolo.O la politica di oggi si accorge di questo e adegua la sua missione oppure diventerà lei vecchia e superata e saranno nuovi i giovani e i nuovi vecchi a rinnovarla e a sostituirla con un'altra politica .
(Carla Cantone, L'Unità 9 maggio)