venerdì 4 maggio 2012

MISTERI D’ITALIA

Incontro Pietro Orlandi a Roma Termini. Faremo la strada insieme fino a Genova per partecipare alla XVII Giornata della Memoria e dell'impegno per ricordare le vittime di mafia. Pietro è il fratello di Emanuela Orlandi. Per molti è una delle vicende oscure del nostro Paese. Un mistero irrisolto. Un punto nero che chiede giustizia e verità. Per Pietro si tratta semplicemente di sua sorella. Quella ragazza piena di vita che uscendo di casa per l'ultima volta quel 23 giugno 1983, sbatté stizzita la porta dietro di sé dopo una discussione accesa proprio con lui. Gli chiedeva di accompagnarla alla scuola di musica e lui si rifiutò perché aveva un appuntamento con la sua ragazza. «Chissà - chiosa Pietro - se avessi accettato di darle quel passaggio forse non l'avrebbero rapita. Oppure l'avrebbero portata via il giorno dopo». E così mi spiega che sua madre l'attende ogni giorno ancora viva. Sui motivi di questa vicenda dai contorni assolutamente oscuri, sono state scritte pagine e pagine e ci sono state intere trasmissioni televisive ma una cosa è certa: Emanuela è vittima di interessi e giochi molto grandi. Lo si capisce dalle reazioni del Vaticano di cui la famiglia Orlandi conserva a tutt'oggi la cittadinanza. Lo rivela la reticenza dei superstiti della banda della Magliana e lo strano corso delle indagini. Muta testimone dei misteri incomprensibili è una tomba. Il privilegio scandaloso riconosciuto a un delinquente come Enrico De Pedis nelle grotte della Basilica di Sant'Apollinare a pochi passi da Palazzo Madama. Dei circa 500 familiari delle vittime innocenti di mafia che si sono incontrate a Genova, calcoliamo che più del 50% non conoscono ancora le ragioni o i mandanti dell'uccisione dei loro cari. Un Paese in cui la certezza del diritto continua ad essere un miraggio e l'impunità la regola, non può dirsi un Paese democratico.
Tonio Dell'Olio
(da Rocca, 15 aprile)