Il senso proprio dell'espressione «Bibbia e giornale» non va inteso come indicazione che la storia sarebbe un semplice srotolarsi di un piano già tutto inscritto nella mente di Dio. Esso tiene fermo che la storia non è un assoluto e che quindi a essa non spetta il giudizio. Questa convinzione non sfocia però nella comoda rinuncia alla fatica di decifrare i tempi e di assumersi le responsabilità che essi ci impongono. Alla parola di Dio spetta il giudizio, ma appunto esso è suo e non di chi pretende di esserne il proprio interprete autorizzato: i credenti sono anch'essi giudicati, non sono giudici. Tuttavia le persone di fede devono anche scegliere e agire nel presente. Per questo a loro è chiesto di comprendere. Qui entra in campo il giornale, il quale nella peculiarità dei suoi strumenti dovrebbe aiutare a capire quanto accade. In questo senso gli italiani, in quanto cittadini e non già come credenti, avrebbero il diritto di poter leggere quotidiani migliori. Tuttavia fa parte del clima dei nostri giorni non belli che i giornali siano ormai consegnati al regno della chiacchiera e che quest'ultima coincida sempre più tout court con la politica.
Piero Stefani
(http://pierostefani.mybiog.it/archive/2008/12/28/bibbia-e-giornale.html)