Faccio volontariato presso la comunità di Sant'Egidio, a Roma dove ho conosciuto Sara, di 8 anni. Qualche settimana fa stavamo servendo un uomo che ci ha detto che lui era rumeno e ci ha mostrato al telefonino la foto della sua piccola figliola. Mi è venuto spontaneo dirgli: «anche Sara è rumena!» e Sara mi ha fulminato con i suoi occhi profondi: Vincenzo, io sono italiana». Cosa ci perderemmo se non riconoscessimo come nostri concittadini bambini come Sara? VINCENZO OLIVERI
«Cittadinanza ai figli di stranieri nati in Italia? E' senza senso» (Beppe Grillo) e/o «Senza il reato di immigrazione clandestina l'Italia diventerà la cloaca dell'Europa» (Di Pietro). Sostiene giustamente Luigi Manconi che si tratta di affermazioni che segnalano una «scelta di campo», culturale prima che politica, da cui è difficile prescindere nel momento in cui si scrive un programma di Governo. Su punti di principio come questo, voglio dire, non si può mediare e non è un caso, credo, che su questo punto si sia espresso più volte in questi anni, sicuro di non fare un discorso di parte ma di testimoniare semplicemente il dettato costituzionale, Giorgio Napolitano: cosi come non è un caso che, a non condividere queste indicazioni super partes del Presidente della Repubblica, sono stati in questi anni gli uomini in camicia verde il cui obiettivo principale (Maroni lo ha ribadito in questi giorni) è stato, è e sarà la divisione dei Paese e il rifiuto dei vincoli e degli obblighi che dalla Costituzione discendono. Sempre di più, nell'Italia di oggi, c'è bisogno di posizioni chiare sui grandi temi della cultura e della politica. Grillo e Di Pietro, a loro modo, sono stati chiari e chiaro deve essere, e ben evidente a tutti, il rifiuto di questa loro posizione da parte degli uomini e delle donne che sentono di riconoscersi nelle posizioni della sinistra.
Luigi Cancrini
(L'Unità, 9 luglio)