giovedì 12 luglio 2012

COMMENTO ALLA LETTURA BIBLICA

                                La beatitudine dell’imprudenza

                   

Marco 6, 7-13

 

Allora chiamò i Dodici, ed incominciò a mandarli a due a due e diede loro potere sugli spiriti immondi. 8E ordinò loro che, oltre al bastone, non prendessero nulla per il viaggio: né pane, né bisaccia, né denaro nella borsa; 9ma, calzati solo i sandali, non indossassero due tuniche. 10E diceva loro: «Entrati in una casa, rimanetevi fino a che ve ne andiate da quel luogo. 11Se in qualche luogo non vi riceveranno e non vi ascolteranno, andandovene, scuotete la polvere di sotto ai vostri piedi, a testimonianza per loro». 12E partiti, predicavano che la gente si convertisse, 13scacciavano molti demòni, ungevano di olio molti infermi e li guarivano.


Che coraggio ci volle per Gesù, dopo il “fiasco” di Nazaret …

Anziché rinchiudersi nello sconforto, Gesù guardò avanti.

Nonostante il voltafaccia dei suoi compaesani, il nazareno guarda tutte le persone con fiducia, con simpatia, vedendo in esse un profeta in erba, un seme che può germogliare e crescere.

Guardò allo sparuto gruppo dei cosiddetti “dodici”, un'accolta di uomini e donne su cui nessuno avrebbe scommesso, li chiamò a sé per affidare loro un compito impari alle loro forze:”andate a due a due per sostenervi e combattete ogni forma di sofferenza, diffondete voglia di vivere e felicità …

Io vi assicuro che avete in voi questo “potere”, questo flusso di vita e di risurrezione che Dio ha deposto nei cuori degli uomini e delle donne. Siate fiduciosi”.

Ve lo immaginate voi questo gruppetto sgangherato ed illetterato che parte senza “competenze specifiche”, senza alcuna garanzia di essere accolto?

Eppure partono senza indugio e il Vangelo di Luca, in un passo poetico efficacissimo (Luca 10,18), parla in modo tale del “successo” degli inviati, tanto che Gesù ne è commosso e ringrazia Dio.

Il contatto con Gesù ha guarito prima di tutto il cuore dei dodici: li ha liberati dalla paura, dall'ossessione dei propri limiti, dalla paralisi interiore.

Si mettono in viaggio, con una fiducia che ha tre pilastri: Dio, Gesù, loro stessi.

Davvero nient'altro: né denaro, né due tuniche.

Un bastone e un paio di sandali.

Ebbene:”partiti predicavano, scacciavano molti demoni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano”.

Davvero l'equipaggiamento era leggero, ma Gesù li mise all'erta: potrà succedervi che vi rifiutino: andate oltre e andate altrove.

 

Il messaggio che resta

 

Certo, non possiamo leggere questi versetti come pura cronaca, ma essi indicano la “direzione di marcia" di una comunità che voglia dirsi ed essere cristiana.

Questo gruppetto di uomini e donne, che stanno all'origine della nostra storia di fede, ci testimoniano la loro radicale fiducia nella “consegna” di Gesù.

Si tratta di mantenere viva la fiducia nel fatto che la “parola”, l'annuncio cristiano, creano liberazione dal vuoto, dagli idoli (ecco il significato di demoni), dall'angoscia, comunicano voglia di vivere e di lottare.

No, non ci vogliono proprio i grandi mezzi.

Il granello di senape non sa che farsene della “benedizione dei sacri palazzi”.

La “lampada accesa” non ha bisogno di una centrale nucleare o di vetrine illuminate: le basta l'olio di una fede perseverante.

 

Persone spente

 

La nostra chiesa deve ritornare alla nuda fiducia in Dio, alla nuda predicazione di Gesù.

Bisogna lasciar cadere qualche tunica, qualche mantello dogmatico, qualche transatlantico istituzionale.

La paura del rischio ci blocca, ci spegne. La routine diventa la via maestra.

Ora noi cristiani dobbiamo imparare a guardare questo “mondo nuovo”, cioè radicalmente diverso da quello della nostra infanzia, ed entrarci dentro con fiducia, da persone vere e vive, consapevoli che Dio percorre le arterie del creato e conosce i sentieri dei cuori.

Questo “contare” sulla nascosta presenza di Dio è decisivo.

Salvare il salvabile è solo dare credito alla paura.

Per i teologi può esserci la tentazione di ripetere la teologia avuta in eredità e per i pastori può venire una gran voglia di rifugiarsi nella restaurazione di forme religiose tradizionali.

A tutti noi può sembrare oggi più sicuro e prudente difendere la fede in una specie di ghetto e sperare nell'arrivo di tempi migliori, invocando l'ortodossia o simili.

 

" Ma non è questo un altro modo di congelare il Vangelo?

La chiesa non perde la sua forza e il suo vigore evangelico per gli attacchi ricevuti dall'esterno, ma perché al suo interno non siamo capaci di confidare radicalmente nello Spirito e di rispondere in modo audace e rischioso alle sfide del nostro tempo”

(J. Antonio Pagola, Matteo pag.249).

 

Posiamo ancora con emozione lo sguardo sui dodici, alla loro "imprudenza".

Sanno che la parola di Gesù è vera. Si fidano. Lo ripeto: si fidano.

Il “regno di Dio” ha ancora oggi bisogno di uomini e donne come loro: incauti, imprudenti, estranei ad ogni calcolo di convenienza, privi dell'ideologia della conquista, “seminatori lungo i sentieri dei villaggi” o delle nostre città.

 

O Dio

 

Voglio dire al mio cuore, ancora oggi,

che la parola di Gesù e la testimonianza del suo stile di vita spodestano l'egoismo,

la paura, l'angoscia (=i demoni)

e riaccendono in noi e attorno a noi voglia di vita,

di giustizia e di felicità.