giovedì 16 agosto 2012

COMMENTO ALLA LETTURA BIBLICA



Nessun cannibalismo: una relazione profonda

(Giovanni 6, 51-58)

"Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo".
Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro:"Come può costui darci la sua carne da mangiare?".
Gesù disse:"In verità, in verità vi dico:se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno.
Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui.
Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me.
Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno".
Un testo simbolico
Credo che certe allusioni e certi passaggi di questi versetti abbiano creato nei secoli tanti fraintendimenti.
Nel secondo secolo si diffuse, in alcuni settori della popolazione dell'impero romano, come lo scritto di Plinio documenta, l'idea che i cristiani, in uno strano rito di cannibalismo, mangiassero davvero il corpo di Cristo e ne bevessero il sangue.
Essi non avevano capito che questa condivisione del pane e del vino durante un pasto comunitario rappresentava un profondo e misterioso legame con Gesù:"Era un segno esteriore di una realtà interiore" (Gramick).
Mangiando questo pane e bevendo questo vino, i discepoli del nazareno intendevano esprimere e consolidare il loro rapporto con Gesù e portare nella loro esperienza quotidiana la memoria attiva di Gesù.
Per quanto paia impossibile, molti genitori mi riferiscono che i loro bambini al catechismo si sentono ancora dire che, facendo la comunione, mangiano Gesù in corpo e sangue …
Ma, superato questo scoglio linguistico e valorizzato questo linguaggio simbolico, il Vangelo ci trasmette un messaggio tutt'altro che banale ed irrilevante.
In sostanza, ci ricorda e ribadisce fino alla noia che il cuore della nostra fede è lasciarci coinvolgere dalla parola, dal messaggio di Gesù e stabilire con lui un rapporto intimo, capace di trasformare la nostra vita.

Seguire Gesù significa …

Il teologo José Antonio Pagola lo scrive così:"Essere cristiani significa scoprire poco a poco il significato salvifico racchiuso in Gesù, identificarci progressivamente con gli atteggiamenti fondamentali che diedero senso alla sua esistenza, acquisire il suo stile di vita.
Seguire Gesù significa credere quello che lui credette, dare importanza a quello che lui disse, interessarsi di quello di cui lui si interessò, difendere la causa che lui difese, guardare le persone come lui le guardò, avvicinarsi ai bisognosi come lui vi si avvicinò, amare la gente come lui l'amò, confidare nel Padre come lui vi confidò, affrontare la vita con la speranza con cui lui l'affrontò".
(pag.48, La via aperta da Gesù, Borla).

Fare centro su Gesù, come testimone di Dio per noi, scoprire l'esperienza di Dio che Gesù viveva nella sua esistenza quotidiana, comporta delle svolte radicali nella nostra vita personale e nelle nostre comunità.
Vanno in frantumi tante devozioncelle, tanti ritualismi, tanti "potentati"sacri.
Il nostro cristianesimo si è popolato di santi e di madonne, di liturgie paludate, di superstizioni …:"Si confonde la verità di Dio con le formule dogmatiche, che in realtà sono solo "icone", le quali invitano ad aprirci al Mistero santo di Dio. Il cristianesimo si sposta verso ciò che è esterno e periferico, mentre Dio abita nel profondo"(Pagola, pag.58).

Disintossicazione

Bisogna disintossicare la chiesa istituzionale e ricondurla all'essenziale, a "nutrirsi di Gesù" nel senso più profondo di questa immagine.
La religione ufficiale è diventata di una noia insopportabile, piena di moralismi e di pedanteria, di dogmi e di ossessioni, di regole e di infantilismi, di ridicolaggini.
Solo la "messa a fuoco" di ciò che è decisivo, cioè la strada di Gesù, può risvegliare interesse e fare della chiesa una casa piena di canti, di voci, di messaggi di vita.
Insomma, bisogna cambiare registro: a volte c'è più posto per apparizioni, padre Pio, santerelli e simili che per la  ricerca sulla figura e l'opera di Gesù.
Dio è bello, interessante quando ce lo parabolizza Gesù, ma se non si passa attraverso di lui, noi cristiani non abbiamo la chiave d'accesso a quel Dio della tenerezza, della misericordia, della fiducia e della speranza di cui l'umanità ha un grande bisogno.
E allora la nostra predicazione e il nostro cristianesimo spento non fanno che bloccare e scandalizzare il cammino di tante donne e tanti uomini in ricerca.
Penso a ciò che è successo in Francia il 15 agosto.
I vescovi hanno imposto in tutte le messe una preghiera contro i matrimoni gay.
Al Vangelo hanno sostituito una buona dose di ignoranza, arroganza e pregiudizio.

Grazie, o Dio

Stiamo scoprendo che abbiamo troppa mercanzia scaduta, troppa "verità" di cui disfarci, troppi arsenali liturgici di cui liberarci con discernimento e con coraggio.
Dobbiamo soprattutto ringraziarTi perché nei secoli molte donne e molti uomini, gettato via il mantello di tante devozioni, hanno fatto centro su Gesù, hanno seguito le sue tracce, sono diventati seminatori di speranza nelle vie del mondo senza farsi un alibi della mediocrità della propria chiesa.
Qui sta il punto: io voglio davvero mettermi sulle tracce di Gesù?