Marco Guarascio è morto lo scorso 2 agosto a Corigliano D'Otranto, nell'entroterra salentino, intorno alle 19 e 30. Il decesso, come hanno verbalizzato i carabinieri, è avvenuto sul colpo, per schiacciamento, all'interno di un cantiere privato in una strada poco lontana da Piazza Puglia. Per liberare il suo corpo dalla lastra di roccia che gli è volata in testa c'è voluto l'intervento dei vigili del fuoco. Marco, in quel cantiere, "faticava". Nella casistica generale è uno dei circa mille morti sul lavoro che ogni anno affollano, sempre meno le cronache. Ma rispetto agli altri Marco era diverso: aveva 15 anni.
A San Cesareo, dove Marco viveva, la famiglia, stravolta, si è chiusa in un muto dolore. Il fratello maggiore, che ha ventisette anni, è quello che ha avuto il trauma maggiore. Marco era con lui in quel piccolo cantiere. Lo stava aiutando nel lavoro di idraulico. Avevano anche il compito di mettere le mani nell'impianto di una fontana monumentale. E' stato lui il primo a tentare di liberarlo dal masso.
La Procura della Repubblica di Lecce ha sottoposto a sequestro il cantiere. I sigilli sono stati messi su disposizione del sostituto procuratore Emilio Arnesano. Gli investigatori stanno verificando se nel cantiere sono state rispettate tutte le norme di sicurezza e se gli operai presenti, compreso il fratello della vittima, erano regolarmente assunti. Inoltre i magistrati, come si fa sempre in questi casi, stanno anche cercando di capire se la ditta che stava realizzando la fontana avesse tutte le carte in regola per effettuare quel tipo di lavori. Il fascicolo aperto al momento contro ignoti è per omicidio colposo, aggravato dal mancato rispetto delle norme in materia di sicurezza sul lavoro. Fino ad ora nessuno è stato iscritto nel registro degli indagati ma le indagini sarebbero orientate sul proprietario del cantiere e sul proprietario della ditta che stava eseguendo i lavori.
E la ragione è che Marco in quel cantiere, nell'area recintata, non poteva stare. Gli inquirenti stanno verificando come mai a 15 anni fosse col fratello. Ma la risposta è semplice, Marco era lì per guadagnarsi la vita, a 15 anni. Marco era lì per lavorare e da lavoratore è morto.
Come tanti altri ragazzi in Italia. Quello che è successo a Corigliano D'Otranto purtroppo è attuale. Negli ultimi cinque anni circa 27 ragazzi sotto i 17 anni hanno perso la vita in un luogo di lavoro. Sei all'anno, circa. La tragedia di Marco è attuale ma assomiglia tanto a quelle foto in bianco e nero degli anni '50 o '60. Immagini che ritraevano ragazzi, giovanissimi, esanimi in qualche cantiere edile sparsi per l'Italia. Ma se allora eravamo una democrazia in via di sviluppo oggi dovremmo vantarci di essere un Paese con un sistema industriale avanzato. Che garantisca a gente come Marco di non crescere troppo in fretta.
Dovremmo garantire, in verità, non solo lui, ma anche gli altri lavoratori. Ma troppo spesso ci si dimentica farlo. E ogni anno contiamo chi non c'è più. L'anno scorso ad esempio sono stati circa 930, secondo le stime dell'Inail. Che però non tengono conto, sottolineano all'«Osservatorio indipendente di Bologna morti sul lavoro», di altre categorie come agricoltori pensionati, militari, forze dell'ordine, o anche coloro che muoiono in auto, come i rappresentanti, o mentre stanno recandosi al lavoro. Tenendo dentro anche loro nel 2011 le vittime arrivano a 1170, l'11,6% rispetto al 2010.
Ma questi sono conti buoni per le statistiche. Marco, intanto, è stato già restituito alla sua famiglia. Non c'è stato neanche il bisogno di fare l'autopsia. Secondo gli inquirenti non c'è dubbio che il decesso sia stato provocato da schiacciamento. Marco Guarascio è morto sotto un masso mentre lavorava. Mentre, a 15 anni, faticava per guadagnarsi la vita.
Roberto Rossi
(L'Unità, 5 agosto)