venerdì 3 agosto 2012

Quando lo Stato si dimostra infedele con i propri cittadini

L'ipotesi di un ministro dello Stato ed alti gradi dei Carabinieri che trattano con la mafia è eversiva. Intollerabile come il "segreto di Stato" che per anni ha coperto mandanti ed esecutori delle più atroci stragi del Paese. Libertà e Giustizia lancia dal proprio sito l'appello "Processare lo Stato infedele" per far sentire che c'è un'opinione pubblica che non accetta più la promiscuità con reversione occulta. MASSIMO MARNETTO

Claudio Martelli ha ripetuto in questi giorni che, dal tempo dello sbarco in Sicilia degli alleati, il rapporto (e, dunque, le trattative) fra Stato e mafia siciliana è stato costante. Normale. A non saperlo, del resto, eravamo davvero in pochi nella Palermo del 1992, l'anno in cui, oltre a Falcone e Borsellino morì a Mondello anche Salvo Lima. Il ricordo nitido di Giovanni che, sul pianerottolo di casa sua, a via Notarbartolo, nel 1990, spiega a me e a Michele Figurelli, quanto fosse pericoloso per lui comunicare in anticipo al caposcorta dove sarebbe andato nel pomeriggio mi insegue da allora. Insieme al sorriso timido dell'uomo che sa di rischiare la vita per uno Stato al cui interno stanno, ben nascosti, quelli che più lo vogliono morto. Falcone e Borsellino, voglio dire, non hanno lottato solo contro la mafia, hanno lottato contro il rapporto che legava parti deviate e potenti dello Stato alla mafia. Dire che si è fatta giustizia della loro morti atroci condannando solo gli esecutori mafiosi delle stragi "non poteva essere" e non è stato vero. Se davvero ci sono oggi le condizioni per fare luce su questa pagina oscura della nostra storia repubblicana, però, bisogna farlo. Oggi o mai più. Senza incertezze e tentennamenti. Di nessun tipo.
Luigi Cancrini
(L'Unità, 20 luglio
)