La caduta di Alex Schwazer sull'Epo è anacronistica vista la facilità con cui questa sostanza viene rilevata ai controlli. L'ammissione di colpevolezza è sincera e disarmante: si è dopato per essere più forte, perché non accadesse come ai mondiali di Berlino 2009 quando, fresco dì oro olimpico, aveva abbandonato a metà gara vittima di crampi addominali. MARCO LOMBARDI
C'è una grande solitudine dietro la storia di questo atleta condannato a vincere per mantenere intatto il mito che le sue imprese avevano creato. Se l'attività sportiva diventa la tua professione perdere è una rovina dal punto di vista economico oltre che da quello della tua autostima e usare l'Epo può diventare la mossa estrema del giocatore che raccoglie dei soldi in prestito per un'ultima puntata alla roulette. Quella che si annulla in queste situazioni, infatti, è la differenza fra il gioco inteso come attività ludica centrata sul piacere di chi la pratica e il gioco in cui a contare è soprattutto la violenza delle emozioni legate alla trasgressione e al rischio di essere scoperto. Come accade sempre più spesso, mi pare, mentre il piacere di seguire con il proprio tifo più o meno infantile la squadra con cui si gioca o per cui si parteggia si complica con l'abitudine delle scommesse: a vincere o a perdere. Grandemente aiutati, su questa strada, dal modo in cui spettacolo sportivo e scommessa sullo spettacolo sportivo vengono presentati insieme, la pubblicità delle scommesse trasmessa in tv subito prima dell'evento e i campioni che non si vergognano di presentarsi come degli scommettitori abituali. Sotto gli occhi, francamente per nulla simpatici, di un governo che punta, per ridurre il debito, proprio sulla febbre degli scommettitori.
Luigi Cancrini
(L'Unità, 10 agosto)