mercoledì 1 agosto 2012

Una strana bella isola chiamata Sicilia

NON SI PUO' DIRE CHE LA TV NON ABBIA RICORDATO FALCONE E BORSELLINO NEL VENTENNALE DELLA MORTE. Lo ha fatto attraverso film, documentari, fiction e l'altra sera a In onda anche dando la parola al giudice Ayala e al procuratore Caselli, che hanno ricordato i fatti e difeso l'eredità dei due giudici assassinati. In particolare, Ayala ha raccontato la tremenda scena davanti alla quale si trovò subito dopo l'esplosione di via d'Amelio, inciampando nel corpo dilaniato del suo amico Borsellino. E ha anche spiegato la questione della borsa contenente la famosa agenda rossa, da lui stesso affidata a un ufficiale dei carabinieri e fatta sparire da chissà chi.
Questioni ancora aperte, che continuano a pesare sul dibattito politico, con la Sicilia eternamente al centro della scena nazionale. Come se la speranza del giudice Falcone che la mafia potesse essere vinta venisse vanificata da sempre nuove mafie e nuove tragedie. Mentre la Regione Sicilia ha continuato a usare i propri grandissimi margini di autonomia per creare una voragine clientelare senza pari, con 28.000 dipendenti e un dissesto ormai insostenibile. Un groviglio politico-economico in più per il governo in carica, mentre, per quanto riguarda il governo precedente, divampa la polemica per le nuove imputazioni contro Marcello Dell'Utri, organizzatore di Forza Italia e braccio destro di Berlusconi nella fondazione del suo impero. E Dell'Utri, intervistato da Rai News nei corridoi del palazzo di giustizia, ha dato del pazzo al pm Ingroia sorridendo secondo il collaudato stile berlusconiano. Insomma, la Sicilia è ancora una volta la chiave di volta per capire i misteri italiani e riempie di sé le cronache peggiori. Ma è anche la Regione che sa esprimere i suoi eroi come Falcone e Borsellino, capaci di mostrare la strada a tutta l'Italia.
Maria Novella Oppo
(L'Unità, 20 luglio)