venerdì 17 agosto 2012

VIAGGIO NELLA MENTE MALATA

Del peggior criminale del XX secolo, uno dei massimi della storia, Adolf  Hitler, conosciamo, chi più chi meno, gli eventi principali della vita, le azioni. Poco invece, in genere, sulle spinte interne che lo spinsero a un comportamento così efferato. Due esperti di problemi della psiche, Riccardo Dalle Luche e Luca Petrini, ci offrono un esauriente - e affascinante - panorama di ipotesi sulle condizioni mentali del dittatore tedesco: Adolf Hitler, analisi di una mente criminale.
Ho usato con riluttanza l'aggettivo affascinante ma è l'effetto che ha esercitato su di me questa lettura. Scorrere queste pagine è come affacciarsi sull'orlo di un pozzo al fondo del quale si agitino creature ripugnanti: se ne avvertono l'attrazione e il pericolo, appena rassicurati dalla distanza. I due autori che, ripeto, lavorano nel campo della psichiatria e della psicoterapia, esaminano, comparano, discutono tutte le principali ipotesi avanzate nel corso degli anni sulla mentalità di Hitler. Era nato da una modesta famiglia austriaca («bambino fragile, malaticcio, dipendente dalla madre, inabile alla visita di leva»), forse con un nonno ebreo; ebbe un'infanzia turbata da vari episodi oscuri, durante la quale assisté casualmente a un amplesso tra i genitori (la famosa «scena primaria») e una giovinezza afflitta da una temporanea cecità isterica.
Grande rilievo è dato alle componenti sessuali della sua personalità alterata. Varie e pittoresche le diagnosi avanzate: era impotente, era monorchide (un solo testicolo), era masochista, amava farsi umiliare dalle sue amanti facendosi orinare sul viso.
Una delle analisi più articolate (Murray) conclude sulla sua incapacità a consumare un normale rapporto. Il suo odio «smisurato e immotivato» così come i suoi parossistici scoppi d'ira, sono ricondotti (Murray, Langer) «alle umiliazioni subite dalla condotta violenta del padre durante l'infanzia». La sua amante ufficiale Eva Braun, altro non era (Albert Speer) che un oggetto per «regolare i suoi bisogni ormonali» a parte forse l'affetto degli ultimi giorni nel bunker della cancelleria aspettando, insieme, la morte. L'uomo aveva comunque capacità d'intuizione e un potere quasi magnetico capace di suggestionare individui e masse. Del resto, secondo Le Bon, il leader deve: «abusare di dichiarazioni violente, esagerare, affermare, ripetere, mai tentare di dimostrare fatti o idee con un ragionamento logico».
Corrado Augias
(Il Venerdì, 27 luglio)