lunedì 6 agosto 2012

VIENNA

È cominciato il redde rationem nei confronti dei preti austriaci che, nel giugno dello scorso anno, hanno lanciato un appello alla disobbedienza chiedendo una profonda riforma ecclesiale, dal celibato ecclesiastico all’ordinazione delle donne (v. Adista nn. 55, 65 e 67/11). P. Peter Meidinger, prete a Piesting, è stato infatti il destinatario di un ultimatum da parte dell’arcivescovo di Vienna e presidente della Conferenza episcopale austriaca card. Christoph Schönborn, che gli ha intimato, durante un incontro avvenuto l’11 giugno scorso, di abbandonare la Pfarrer-Initiative se intende conservare il proprio posto di decano della parrocchia. Meidinger, tuttavia, non si è lasciato intimorire dalla minaccia, affermando di non voler ripresentare la propria candidatura per l’incarico. In un comunicato immediatamente successivo all’incontro, Meidinger ha detto di «aver tratto le sue conclusioni» e di aver «informato l’arcivescovo di non essere più a disposizione per l’incarico di decano».

«Durante il colloquio –, ha detto Meidinger in un’intervista all’agenzia austriaca Apa – mi sono convinto che vent’anni di servizio all’interno della Chiesa come decano, vicario e incaricato diocesano non sono bastati a conservare la fiducia dell’arcivescovo». «Di fronte all’ingiunzione di rinunciare alla mia funzione o all’iniziativa dei parroci – ha proseguito –, ho difeso l’iniziativa perché la proposta del cardinale mi è sembrata amorale e incompatibile con la mia coscienza».

A spiegare la motivazione del provvedimento è stato il portavoce di Schönborn, Michael Prüller: «L’obbligo di un decano di vegliare affinché regni l’ordine nel suo decanato è incompatibile con un appello alla disobbedienza», ha dichiarato Prüller. Eppure Meidinger continua comunque ad essere un prete. 

(Ludovica Eugenio, da Adista 7 luglio)