MILANO - «Sono convinto che, sull' esempio di altri Comuni, sia possibile fare un ulteriore passo in avanti. Milano dovrà essere sempre di più una città in grado di indicare la direzione sul terreno dei diritti civili», dice l' assessore milanese alle Politiche sociali Pierfrancesco Majorino.
Assessore, perché l' amministrazione ha deciso di toccare un tema così delicato come il fine vita?
«Perché dobbiamo intervenire per colmare un vuoto generato dall' immobilismo di un Parlamento su queste materie assolutamente vergognoso e da un silenzio assordante delle istituzioni romane. È per questo che, come è accaduto per le coppie di fatto, gli enti locali si muovono. Anche se non possono essere lasciati soli: servono leggi efficaci perché i Comuni fanno quello che possono ma con competenze limitate».
Si aspetta polemiche dal mondo cattolico come è già accaduto per le unioni civili?
«Noi, oggi, abbiamo scritto un riferimento di principio in una Carta dei diritti. Dovrà essere il Consiglio comunale, poi, a istituire lo strumento del registro attraverso un provvedimento specifico. La volontà di dialogo è massima. Ricordo, però, che il Consiglio è già intervenuto con coraggio sulle unioni.E anche l' associazione dei medici cattolici di Milano si è già espressa a sostegno della nostra ipotesi di Carta. Mi auguro che aprano un confronto e non lo chiudano».
(Repubblica 29 agosto)