E se ognuno pensasse ai bambini suoi?
giovedì, 6 febbraio 2014
Alessandro Baoli
www.cronachelaiche.it
L’autodeterminazione femminile e i diritti delle persone omosessuali alimentano un grande dibattito internazionale. E’ ora che donne e gay uniscano le loro forze.
Negli ultimi giorni i media hanno raccontato dei due grandi temi al centro di numerose manifestazioni in tutta Europa. A Parigi e a Lione gli anti-gay di Manif pour tous (sigla che fa il verso a Mariage pour tous) hanno sfilato nei mesi scorsi contro la possibilità concessa alle coppie omosessuali francesi di adottare bambini, e ora contro la procreazione assistita per le coppie lesbiche e la pratica dell’utero in affitto, provvedimenti appena ritirati e procrastinati da un Hollande in grande difficoltà (per tutt’altri motivi); a Madrid e simultaneamente in decine di altre città anche italiane, sono scese in piazza migliaia di persone per sostenere le donne spagnole sotto l’attacco del governo conservatore di Mariano Rajoy che vuole di fatto ripristinare il reato di aborto.
Al di là della conta dei partecipanti ai cortei (come sempre ben frequentati dall’estrema destra, nel caso di quelli francesi), c’è una considerazione davvero elementare, quasi banale, che bisogna fare: in Francia chi ha manifestato lo ha fatto per chiedere che vengano tolti dei diritti a qualcun altro; in Spagna, al contrario, chi è sceso in piazza ha cercato di difendere la propria libertà, un diritto – quello all’autodeterminazione riproduttiva – che riguarda in prima persona loro stessi, che stanno conducendo una lotta difficile, e non altri. Se non, ovviamente, in un’ottica più ampia di difesa delle libertà individuali di ciascuno.
A Parigi e a Lione, nessuno di quelli che ha sfilato in corteo era direttamente interessato al provvedimento sotto accusa, perché a nessuno di loro è stato imposto di diventare omosessuale, sposare una persona dello stesso sesso e adottare dei bambini. Ecco perché quella protesta può essere definita a buon diritto una delle più grande manifestazioni di arroganza, prepotenza ed egoismo della storia del genere umano. «Perché i diritti degli altri», bisogna urlare nelle loro orecchie fino a sturarle, «a voi non tolgono nulla, nemmeno uno spillo; mentre la vostra arroganza rende la vita di molti altri un inferno».
Così come arrogante e persino violenta è quella propensione di molti conservatori a considerare la donna come una scatola vuota, il suo corpo come un mero contenitore di “bambini” (come viene di fatto considerato già lo spermatozoo, in una visione al contempo ideologica, fanatica e antiscientifica), un’incubatrice, un macchinario del quale possiamo disinteressarci una volta espletata la sua funzione.
Nessuno dei paladini dei diritti bambini altrui (ma non sarebbe meglio se ognuno si occupasse dei bambini suoi, invece che di quelli degli altri?) intende accettare che la famiglia – e, per estensione, la società intera – non è roba di sua esclusiva proprietà, nessuno di loro ha il copyright del vocabolo “famiglia” o la proprietà intellettuale del concetto di “società”. Non l’hanno inventata loro; la società, di cui la famiglia è cellula basilare, appartiene a tutti quelli che la compongono, nessuno escluso, e non può esserci nessuno autorizzato a imporre il suo modello a tutti gli altri.
E’, dicevamo, una considerazione elementare; ma in questo decennale dibattito, sterile e surreale, sui diritti delle persone omosessuali e delle donne, è proprio il livello più semplice quello che si è perso di vista. E’ assolutamente inutile controbattere a questi fans della dittatura quasi sempre teocratica con argomenti, per quanto fondati e inoppugnabili, come il falsissimo concetto che un bambino per crescere abbia bisogno di due genitori di sesso diverso. E’ un dato di fatto verificabile di persona, andando a vedere cosa succede in quei paesi dove le famiglie omogenitoriali sono realtà e sono riconosciute dalle istituzioni.
L’unica cosa da fare è cacciarli via a spintoni dalla propria vita privata, nella quale nessuno li ha autorizzati a ficcare il naso. Finché non usciranno da quella logica perversa di contrapposizione tra loro e il resto del mondo. Questo, tradotto in metodo di resistenza, vuol dire proprio quello che hanno fatto le donne spagnole sabato scorso: manifestarsi, lottare e resistere, perché nessun diritto è acquisito per sempre.
E, per dirla tutta, vuol dire pure che le due categorie – donne e omosessuali – oggetto della caccia alle streghe dei reazionari di qualunque nazionalità, devono necessariamente unire le forze e lottare insieme.