giovedì 8 maggio 2014

«Israele teme la nuova unità tra Hamas e Fatha»

"Israele ha deciso di sospendere i colloqui di pace? E quando mai sarebbero iniziati? Per i governanti israeliani la «pace» è sinonimo di resa. Vogliono la nostra capitolazione. Ebbene, non l'avranno mai. E l'accordo raggiunto l'altro ieri a Gaza è l'inizio di una fase nuova non solo nei rapporti tra le forze della resistenza ma anche di un confronto con l'occupante israeliano». A parlare è una delle figure più rappresentative della leadership di Hamas, l'uomo che assieme a Ismail Haniyeh ha trattato per il movimento islamico palestinese l'accordo con al-Fatah del presidente Mahmud Abbas (Abu Mazen) e le altre fazioni dell'Olp: Mussa Abu Marzuk, numero due dell'ufficio politico di Hamas.
In risposta all'Intesa Hamas-Fatah, il governo israeliano ha deciso di sospendere i colloqui di pace con l'Autorità nazionale palestinese.
«Israele teme l'unità della resistenza palestinese e ha sempre fatto di tutto per impedirla, praticando il terrorismo di Stato contro dirigenti, militanti e civili palestinesi. Questa unità non nasce dall'alto ma scaturisce dalla volontà del popolo palestinese che ha chiesto a tutte le forze della resistenza di mettere da parte vecchie divisioni e rinunciare a qualcosa per un bene superiore: la liberazione della Palestina».
Quella che lei definisce «resistenza» per Israele è terrorismo che non distingue tra militari e civili.
«Quando parliamo di resistenza intendiamo qualcosa che viene sancita dal Diritto internazionale, un diritto del nostro popolo. Ai senza memoria, vorrei ricordare che nonostante le tante risoluzioni delle Nazioni Unite contro l'operato d'Israele, siamo rimasti l'unico Paese al mondo ancora sotto occupazione».
Stati Uniti ed Europa chiedono ai palestinesi, e anche a Hamas, di riconoscere l'esistenza d'Israele.
«Il problema non è l'esistenza d'Israele. Il problema è che quello che viene chiesto a Hamas è di riconoscere la legittimità dell'occupazione. E questo non l'accetteremo mai».
Già in passato Hamas e Fatah erano giunti ad accordi che poi sono rimasti sulla carta. Perché stavolta dovrebbe essere diverso?
 «Perché siamo consapevoli che non possiamo più permetterci un fallimento. Perché perpetrare le divisioni finisce per fare il gioco del nemico sionista, e perché oggi tutti siamo chiamati a rafforzare e rilegittimare le istituzioni rappresentative palestinesi».
Il governo di unione nazionale dovrebbe portare entro sei mesi a nuove elezioni politiche e presidenziali. E' una prospettiva realistica?
«Dobbiamo far sì che lo sia. Hamas è pronta, e non da oggi, a una verifica popolare. Non abbiamo paura del voto. Le prime e finora ultime elezioni democratiche nei Territori (gennaio 2006, ndr) hanno visto il successo di Hamas, a cui Israele con l'avallo dell'Occidente ha reagito inasprendo la guerra al popolo palestinese, stringendo l'assedio a Gaza, realizzando il muro dell'apartheid in Cisgiordania. Nonostante questo, Hamas ha rafforzato i suoi legami dentro la società palestinese, di cui è parte fondamentale...».
Come lo è al-Fatah.
«Nessuno lo mette in discussione, ma nessuno può ambire a rappresentare tutto il popolo palestinese. Perché questa presunzione ha portato a compiere errori molto gravi in passato».
C'è chi sostiene che questo accordo rafforza Abu Mazen.
«Non dobbiamo cadere nella trappola dei nostri avversari. Lo ripeto: questa intesa è una vittoria del popolo palestinese, di ogni fazione della resistenza, e certamente Abu Mazen ha avuto una parte importante in questa riconciliazione».
Una riconciliazione che, sostiene il presidente Abu Mazen, non mette in discussione la scelta del negoziato con Israele.
«Di quale negoziato parliamo? E' negoziare rubare ai palestinesi la loro terra? E' negoziare la pulizia etnica portata avanti dagli israeliani ad Al Quds (Gerusalemme, ndr)? E' negoziare dare ai coloni licenza di uccidere? Israele abusa della parola pace, ma l'unico linguaggio che parla e pratica è quello della forza».
Resta il fatto che il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha affermato, al termine di una lunga riunione del Gabinetto di sicurezza, che l'accordo dell'Anp con Hamas «uccide la pace».
«Il carnefice che si maschera da vittima! Assieme alla pace, Netanyahu è responsabile dell'uccisione di centinaia e centinaia di palestinesi. Da questo signore non accettiamo lezioni di democrazia».
Il capo negoziatore dell'Anp, Saeb Erekat, ha affermato che i palestinesi stanno valutando «tutte le opzioni» per rispondere alla decisione di Israele di sospendere i negoziati di pace e di sanzionare l'Anp.
«Siamo sulla stessa lunghezza d'onda. Come vede, la riconciliazione è in atto».
Umberto De Giovannangeli

(L'Unità 25 aprile)