martedì 22 luglio 2014

Costrette a pagare per abortire, due medici in manette

Cinquecento aborti all'anno, 25 anni di interruzioni di gravidanza. Osvaldo Battarino, 56 anni, unico ginecologo non obiettore dell'ospedale Giuseppe Tatarella di Cerignola chissà da quando aveva messo in piedi la sua truffa. Cento euro per ogni interruzione di gravidanza. E se non pagavi la minaccia era delle peggiori: «Vuol dire che l'operazione la faremo tra molto tempo, forse dopo i 90 giorni». Novanta giorni dall'inizio della gestazione, si sa, è il termine massimo previsto dalla legge per poter abortire legalmente. Cosi Battarino metteva praticamente ogni paziente con le spalle al muro. Lui e il suo complice, il dottor Giuseppe Belpiede, medico anestesista. Ora sono tutti e due agli arresti domiciliari con l'accusa di concussione in concorso. Una telecamera piazzata dai carabinieri ha ripreso le contrattazioni, inutile negare.
Il filmato pubblicato dai militari del comando provinciale di Foggia non lascia dubbi. Un uomo seduto davanti alla scrivania del medico apre il portafoglio e appoggia i soldi sul tavolo con qualche esitazione. Il ginecologo scrive la prescrizione in silenzio, fa finta di niente, poi sbotta: «Meno di cento non si può. Di solito costa 150. Cinquanta sono per l'ecografia, 50 per la Carta (la prescrizione medica), 50 per il dottore che ti addormenta. Io ti faccio risparmiare 50 euro, altrimenti non te lo faccio giovedì, ti faccio aspettare un mese. Se paghi subito...altrimenti puoi andare in un altro ospedale, farti fare la prescrizione e tornare da me. Ma ci viole molto, molto tempo. Va bene? Ci vediamo giovedì». Battarino prende i soldi e se li infila nel taschino del camice verde. La paziente e l'uomo che l'ha accompagnata stringono la mano al medico e se ne vanno.
La denuncia risale a più di un anno fa, ma solo adesso per i due medici è scattato il mandato d'arresto. Il provvedimento è stato emesso dal Gip del Tribunale di Foggia su richiesta della locale Procura della Repubblica, Era il 2013 quando un uomo si presentò alla caserma dei carabinieri per segnalare l'episodio: a sua figlia erano stati appena chiesti dei soldi per interrompere la gravidanza. Il medico non voleva saperne di eseguire l'intervento gratis, anche se la paziente poteva usufruire dell'esenzione del ticket. Cinquanta e cinquanta - aveva insistito - per me e per l'anestesista, «altrimenti lo faccio dopo il novantesimo giorno». Cosi sono scattate le indagini. E i carabinieri hanno fatto presto ad accertare che non si trattava di un singolo episodio, ma di un vero e proprio sistema che subordinava la celerità degli interventi al pagamento delle somme di denaro. Del resto, Battarino e Belpiede non avevano concorrenza, unici non obiettori nel circondario di Cerignola. Unici medici a praticare aborti. Le operazioni venivano eseguite durante il normale orario di lavoro, nei locali dell'ospedale, con le attrezzature appartenenti alla struttura ospedaliera pubblica di Cerignola. Dalle intercettazioni il quadro emerge chiaro. Battarino intimava al telefono: «Se tu vuoi io la posso fare pure domani mattina. Se lei sa che praticamente io le il certificato e la visita di Belpiede no cinquanta e cinquanta, non c'è problema, può venire domani mattina».
L'indagine ha potuto contare almeno venti casi accertati. Andava avanti da molto tempo, da anni, come dice Battarino durante una conversazione telefonica intercettata dai carabinieri: «Io faccio 500 interruzioni all'anno da 25 anni. Cinquecento all'anno ha capito? .... ». I due medici, dicono gli investigatori, potevano contare su una fitta rete di colleghi che inviavano le loro pazienti a Cerignola.
Pino Stoppon

(L'Unità 12 luglio)