Nessuna pietà ma riconoscimento: è quanto hanno chiesto i gay cattolici al Katholikentag, come rilevato da Nils Rusche, coordinatore della rete KjGay della Katholische Jungen Gemeinde. L'atteggiamento della Chiesa è contraddittorio, ha detto: «Da qualche parte si viene accolti con amore, altrove si sbatte contro un muro». Da un lato «l'istituzione con i suoi divieti, niente sesso prima del matrimonio, niente mezzi contraccettivi artificiali, il peccato dell'omosessualità praticata. Dall'altro la vita dei cattolici, e in mezzo un profondo fossato, quello dell'incomprensione, dei reciproci rimproveri e anche del potere autoritario». Ora, alle porte del Sinodo sulla famiglia, il fossato tra le due realtà è stato accertato ufficialmente, grazie ai risultati del Questionario inviato alle diocesi di tutto il mondo. Un fossato che coinvolge soprattutto i giovani: «Sappiamo bene dove si pongono le differenze tra i giovani e la Chiesa", ha affermato Eva-Marie Düring, direttrice del Kjg: "Contraccezione, sesso fuori dal matrimonio, omosessualità. Forse però si riesce anche a trovare qualcosa in comune», e cioè «un'alta concezione di valori nei giovani, che la Chiesa deve aiutare e sostenere nella loro strada». Tre giovani su quattro desiderano una convivenza duratura, la percentuale di coloro che desiderano avere dei figli aumenta.
«Le cose si muovono», ha affermato fiducioso Nils Rusche, il quale ritiene che la Chiesa debba «abbandonare l'idea che solo una forma di relazione sia l'unica vera», e che gli omosessuali non hanno bisogno di compassione, ma di riconoscimento, che le loro relazioni possano essere positive come quelle eterosessuali. Per arrivare a quel punto occorrerà ancora lottare, anche se ora c'è, per i gay credenti, la possibilità di scambiare esperienze: cosa impensabile fino a dieci anni fa.
ludovica eugenio
(Adista 14 giugno)
«Le cose si muovono», ha affermato fiducioso Nils Rusche, il quale ritiene che la Chiesa debba «abbandonare l'idea che solo una forma di relazione sia l'unica vera», e che gli omosessuali non hanno bisogno di compassione, ma di riconoscimento, che le loro relazioni possano essere positive come quelle eterosessuali. Per arrivare a quel punto occorrerà ancora lottare, anche se ora c'è, per i gay credenti, la possibilità di scambiare esperienze: cosa impensabile fino a dieci anni fa.
ludovica eugenio
(Adista 14 giugno)