Poco più di un anno fa le famiglie dei malati di Sla, una delle patologie invalidanti più gravi, hanno effettuato davanti a Montecitorio uno sciopero della fame perché l'allora governo Monti aveva cancellato il finanziamento di 400 milioni di euro indispensabili per l'assistenza domiciliare. Mi torna sempre in mente questa immagine quando si sente parlare di ulteriori tagli alla spesa sociale. Il welfare urbano scompare piano piano sotto i tagli lineari imposti dalle politiche neoliberiste e le prime vittime della scomparsa sono proprio i soggetti più svantaggiati, cioè i portatori d'handicap e gli anziani.
Ma non c'è soltanto la chiusura dei servizi sociali a rappresentare la cancellazione della rete invisibile che in ogni città aiutava la vita di tante persone che hanno l'unico torto di avere maggiore bisogno di aiuto delle altre. Nelle scuole dell'obbligo scompaiono uno dopo l'altro gli insegnanti di sostegno chiamati proprio ad aiutare i bambini con difficoltà di apprendimento. Una scuola che tentava per quanto possibile di attenuare le diverse velocità di apprendimento, abbandona al proprio destino la parte più debole della popolazione studentesca.
Anche il trasporto scolastico non è sfuggito alla scure dei tagli e sono molti i Comuni che hanno ridotto o cancellato questo servizio. E se prima il pulmino pieno di bambini rappresentava il luogo mattutino di socializzazione dei portatori d`handicap, oggi non rimane che la famiglia, quando ce la fa.
La furia neoliberista non ha risparmiato neppure i servizi di trasporto. Nella capitale d'Italia che, come in ogni altro Paese, è lo specchio della condizione dell'intera nazione, due distratte cronache, piccoli trafiletti nel mare della retorica sul successo del concerto dei Rolling Stones, ci hanno restituito la storia di due portatori d'handicap colpiti nella propria vita. Il primo aspetta più di un'ora nella periferia lontana che venga riparata la pedana che lo può far salire sul bus: non ci sono i soldi per la normale manutenzione. Il secondo deve ricorrere all'aiuto di alcune persone perché le scale mobili della centralissima stazione di piazza di Spagna non funzionano. Da giorni perché - ripete il mantra - non ci sono i soldi. Le città sono organismi viventi e diventano sempre più tristi. Come la desolazione dei marciapiedi ostruiti di automobili che limitano gli spostamenti delle categorie più deboli. Insieme a queste persone stiamo cancellando la nozione stessa di città.
(left 28 giugno 2014)
Ma non c'è soltanto la chiusura dei servizi sociali a rappresentare la cancellazione della rete invisibile che in ogni città aiutava la vita di tante persone che hanno l'unico torto di avere maggiore bisogno di aiuto delle altre. Nelle scuole dell'obbligo scompaiono uno dopo l'altro gli insegnanti di sostegno chiamati proprio ad aiutare i bambini con difficoltà di apprendimento. Una scuola che tentava per quanto possibile di attenuare le diverse velocità di apprendimento, abbandona al proprio destino la parte più debole della popolazione studentesca.
Anche il trasporto scolastico non è sfuggito alla scure dei tagli e sono molti i Comuni che hanno ridotto o cancellato questo servizio. E se prima il pulmino pieno di bambini rappresentava il luogo mattutino di socializzazione dei portatori d`handicap, oggi non rimane che la famiglia, quando ce la fa.
La furia neoliberista non ha risparmiato neppure i servizi di trasporto. Nella capitale d'Italia che, come in ogni altro Paese, è lo specchio della condizione dell'intera nazione, due distratte cronache, piccoli trafiletti nel mare della retorica sul successo del concerto dei Rolling Stones, ci hanno restituito la storia di due portatori d'handicap colpiti nella propria vita. Il primo aspetta più di un'ora nella periferia lontana che venga riparata la pedana che lo può far salire sul bus: non ci sono i soldi per la normale manutenzione. Il secondo deve ricorrere all'aiuto di alcune persone perché le scale mobili della centralissima stazione di piazza di Spagna non funzionano. Da giorni perché - ripete il mantra - non ci sono i soldi. Le città sono organismi viventi e diventano sempre più tristi. Come la desolazione dei marciapiedi ostruiti di automobili che limitano gli spostamenti delle categorie più deboli. Insieme a queste persone stiamo cancellando la nozione stessa di città.
(left 28 giugno 2014)