giovedì 14 agosto 2014

Dal tempio al luna park il passo è breve

"Bitte, stille!!" (Per favore, silenzio!) E' stata la richiesta dei tedeschi per la prossima edizione 2015 del Salone del Libro, dove appunto la Germania sarà ospite d'onore. Ed hanno ragione, poiché questa Fiera del libro assomiglia più al mercato del pesce o della frutta e verdura di Porta Palazzo: un vociare continuo, stand attaccati l'uno all'altro con rispettivamente un autore microfonato con decibel di altoparlanti che presentava il suo libro e, appena cinque metri più in la, un altro scrittore anch'egli con il suo pubblico, anch'egli microfonato e con un altro altoparlante che sparava altri decibel. Tanti, troppi eventi in cinque giorni che si accavallavano in una frenetica corsa all'autore di grido, all'autografo di cantanti che hanno fatto il loro tempo, ma che ora vengono annoverati tra gli autori di un libro presentato a questa kermesse. In realtà tutto assomiglia ad un grosso baraccone, ad un luna park dove trovi di tutto, ma dove però il libro rimane in secondo se non in terzo piano. Mi è sembrato di vedere e vivere solo tanto bieco commercio. La cultura è altra cosa!
D'altra parte, lo spot che in TV ha accompagnato i "giorni del libro" mostrava una squadra di ragazzi/e in un campo di pallacanestro, che cercavano di fare cesto passandosi un libro anziché un pallone. Una volta la parola "cestinare" applicata a un libro aveva un sapore piuttosto negativo! Ma nessuno ha per caso pensato che anche a questa kermesse libraria sarebbe necessario un po' di "par condicio", vale a dire: quando l'islam o il buddhismo o le altre religioni saranno ospiti d'onore? Magari se si facesse a rotazione? Staremo a vedere se ci sarà tutta questa sensibilità! La risposta è prevedibile: "Non abbiamo ospitato una religione, ma uno Stato sovrano..." Il nostro clericalismo di Stato - frutto avvelenato del regime concordatario - non può che alimentare la confusione.
E' curioso anche il fatto che, per ora, la data nel prossimo Salone del Libro è rimasta top secret perché lo si vorrebbe fare in concomitanza con l'arrivo di Papa Francesco a Torino. Sì, perché il Papa verrebbe nel 2015, in occasione dell'ostensione della Sindone. Il papa è un testimonial eccezionale ma, nel deserto che stiamo attraversando, tutti rischiamo di abbandonarci alla tentazione del leaderismo esasperato, dalla quale il Vangelo ci mette in guardia in modo molto severo. La papolatria è sempre in agguato, e applaudire il papa è molto più facile che accoglierne il messaggio esigente.
Già quest'anno papa Bergoglio ha spopolato al Salone, non con la sua presenza fisica, ma con gli oltre cento libri su di lui e del Vaticano, nazione ospite. Ma il cattivo gusto non fa bene a nessuno: nell'astigiano c'è già chi reclamizza la "bagna caoda" di Papa Francesco. Forse manca il sen so del limite, e forse per qualcuno papa Bergoglio è più efficace di Gianduja. Esageruma nen!
C'è un punto di rottura oltre il quale la "pietà popolare diventa fanatismo, l'abbraccio diventa soffocazione, la devozione diventa superstizione, la fede diventa alienazione. Non a caso l'autore degli Atti degli Apostoli ha voluto descrivere questa problematica con tinte forti: a Listra (cap. 14) "la gente cominciò a gridare: «gli dei hanno preso forma umana e sono venuti tra noi!». Gridavano nella parlata di quella regione: dicevano che Barnaba era il dio Giove e Paolo il dio Mercurio, perché parlava di più. All'ingresso della citta c'era un tempio dedicato a Giove: il sacerdote addetto portò tori e ghirlande di fiori davanti al tempio e insieme alla folla voleva offrire un sacrificio in onore di Paolo e Barnaba. Appena se ne accorsero, gli apostoli si stracciarono le vesti e si precipitarono verso il popolo, gridando: «Perché fate questo? Anche noi siamo uomini mortali come voi!»".
Gianfranco Monaca

(da Tempi di Fraternità, agosto-settembre 2014)