Reggio Calabria. C'è un'intercettazione preoccupante alla base della decisione di mettere sotto scorta Michele Albanese. Una frase che ha fatto saltare sulla sedia le forze dell'ordine e la magistratura. Parole pesanti, al punto da spingere gli investigatori a sollecitare una protezione straordinaria. Da giovedì sera il cronista del Quotidiano del Sud su disposizione del Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica si sposta su un'auto blindata e accompagnato da due uomini armati.
La 'ndrangheta lo ha messo nel mirino, aveva "brutti pensieri" per quel giornalista che sta continuando a scrivere di cosche, di "famiglie" e di "inchini" delle processioni davanti alle case dei boss. Storie che Albanese scrive da sempre , da profondo conoscitore di capibastone e picciotti della Piana di Gioia Tauro. E' suo lo scoop sull'inchino della statua della Madonna delle Grazie di fronte alla casa del boss Giuseppe Mazzagatti a Oppido Mamertina. E non é l'unico della sua lunga carriera di cronista di giudiziaria e nera. Tra l'altro non è la prima volta che gli vengono riservate minacce, intimidazioni, lettere minatorie, furti in casa, telefonate anonime e messaggi più o meno diretti.
Questa volta però evidentemente c'e di più. E così il procuratore Cafiero de Raho ha sollecitato al Prefetto Sammartino un'attenzione particolare. Albanese è sempre stato uno dal taccuino pieno e le suole consumate. Scrive dei maxi processi e delle inchieste sui Piromalli e i Mole di Gioia Tauro, dei Pesce e dei Bellocco di Rosarno, degli Alvaro di Sinopoli, dei Crea di Rizziconi. Nei suoi articoli si occupa di traffico di droga ed estorsioni, armi e lavori pubblici e non c'é fatto di sangue che non lo abbia visto sul luogo del delitto. Un cronista di razza, esperto e puntuale. Anche per questo non è facile capire quale sia la ragione che ha scatenato l'ira dei clan.
Ieri si é preso un giorno di riposo dal suo mestiere, forse il primo degli ultimi mesi, anche se ha già annunciato che «il lavoro proseguirà con la stessa determinazione e lo stesso impegno di prima». Poi i ringraziamenti «alle tantissime persone che hanno voluto esprimermi la loro vicinanza per la vicenda che mi riguarda, a partire da don Luigi Ciotti».
Ieri sera é arrivata anche la solidarietà dei vescovi calabresi. Il presidente della Cee Salvatore Nunnari ha ricordato come la conferenza episcopale "ha formulato un forte monito, condannando e respingendo ogni forma di criminalità». Il direttore del Quoridiano del Sud, Gianni Festa, ha indicato Michele Albanese come «un esempio per tutti», e attestati di stima sono arrivati da Rosi Bindi e Claudio Fava della Commissione parlamentare antimafia.
Giuseppe Baldessarro
(Repubblica 19 luglio)
La 'ndrangheta lo ha messo nel mirino, aveva "brutti pensieri" per quel giornalista che sta continuando a scrivere di cosche, di "famiglie" e di "inchini" delle processioni davanti alle case dei boss. Storie che Albanese scrive da sempre , da profondo conoscitore di capibastone e picciotti della Piana di Gioia Tauro. E' suo lo scoop sull'inchino della statua della Madonna delle Grazie di fronte alla casa del boss Giuseppe Mazzagatti a Oppido Mamertina. E non é l'unico della sua lunga carriera di cronista di giudiziaria e nera. Tra l'altro non è la prima volta che gli vengono riservate minacce, intimidazioni, lettere minatorie, furti in casa, telefonate anonime e messaggi più o meno diretti.
Questa volta però evidentemente c'e di più. E così il procuratore Cafiero de Raho ha sollecitato al Prefetto Sammartino un'attenzione particolare. Albanese è sempre stato uno dal taccuino pieno e le suole consumate. Scrive dei maxi processi e delle inchieste sui Piromalli e i Mole di Gioia Tauro, dei Pesce e dei Bellocco di Rosarno, degli Alvaro di Sinopoli, dei Crea di Rizziconi. Nei suoi articoli si occupa di traffico di droga ed estorsioni, armi e lavori pubblici e non c'é fatto di sangue che non lo abbia visto sul luogo del delitto. Un cronista di razza, esperto e puntuale. Anche per questo non è facile capire quale sia la ragione che ha scatenato l'ira dei clan.
Ieri si é preso un giorno di riposo dal suo mestiere, forse il primo degli ultimi mesi, anche se ha già annunciato che «il lavoro proseguirà con la stessa determinazione e lo stesso impegno di prima». Poi i ringraziamenti «alle tantissime persone che hanno voluto esprimermi la loro vicinanza per la vicenda che mi riguarda, a partire da don Luigi Ciotti».
Ieri sera é arrivata anche la solidarietà dei vescovi calabresi. Il presidente della Cee Salvatore Nunnari ha ricordato come la conferenza episcopale "ha formulato un forte monito, condannando e respingendo ogni forma di criminalità». Il direttore del Quoridiano del Sud, Gianni Festa, ha indicato Michele Albanese come «un esempio per tutti», e attestati di stima sono arrivati da Rosi Bindi e Claudio Fava della Commissione parlamentare antimafia.
Giuseppe Baldessarro
(Repubblica 19 luglio)