domenica 10 agosto 2014

Francesco incontra i pentecostali

CASERTA. Di certo la signora appena uscita dal supermercato davanti a casa non si aspettava che dietro di lei comparisse il Papa. Si è girata, con le borse della spesa tra le mani, a bocca aperta; Francesco, sorridente, sceso da una station wagon anonima, l'ha benedetta lì, in piedi, prima di infilarsi in un vialetto tra i campi.
Ma forse nemmeno la piccola comunità locale di pentecostali, irrobustita da pastori giunti dall'India e dalle Americhe, si attendeva dal Pontefice un gesto tanto dirompente. «Di portata storica», spiega il vice-direttore della Sala Stampa vaticana, Angelo Scelzo, la richiesta di «perdono» per le leggi razziali che perseguitarono gli evangelici durante il fascismo. Quelle leggi «sulla purezza della razza», ha detto Francesco, furono fatte da quelli che hanno perseguitato e denunciato i fratelli pentecostali perché erano quasi pazzi e rovinavano la razza. Io sono pastore dei cattolici e vi chiedo perdono per quei fratelli e sorelle cattolici che sono stati tentati dal diavolo».
Queste parole il Papa argentino le ha pronunciate nella Chiesa della Riconciliazione, dove ha incontrato, prima uscita di un Pontefice fuori da Roma per visitare una comunità di protestanti, il pastore evangelico Giovanni Traettino, suo amico dai tempi di Buenos Aires. Un incontro svoltosi in un fabbricato in costruzione, colossali piloni di cemento e nessun paramento sacro salvo la scritta sull'altare "Gesù è il Signore". Lo scheletro di quella che un domani diventerà una chiesa, in fondo a una via chiamata Feudo San Martino. Dietro, la sagoma di una gru gialla. Scene da lavori in corso.
Una giornata da basso profilo, ma storica quella di Francesco che spiazza ancora una volta tutti, gettando un sasso nello stagno delle relazioni ecumeniche che procedono a rilento fra commissioni teologiche miste e burocrazie   Perciò è tornato a Caserta per la seconda volta in 48 ore, anche questa una prima volta assoluta per un Papa. A chi si stupisce di vedere un Pontefice cattolico tra gli evangelici, Bergoglio dice di essere «venuto a trovare i fratelli». E infila una serie di concetti. «E' una tentazione dire: io sono la Chiesa tu sei la setta». Ma «Gesù ha pregato per l'unità. Bisogna superare i confini tra le chiese cristiane. Lo Spirito Santo fa la diversità nella chiesa, ma la Chiesa è una nella diversità». E «sulla strada dell'unità ci farebbe bene andare nelle periferie, dove ci sono tanti fratelli bisognosi di Dio, che hanno fame, ma non di pane, bensì di Dio. Non capisco un cristiano che sta fermo, il cristiano deve camminare».
Forti anche le parole del pastore Traettino: «Francesco ci ha fatto un dono grande e inatteso, impensabile fino a poco tempo fa. Le vogliamo bene, preghiamo per Lei e abbiamo visto la sua elezione come un dono dello Spirito Santo a tutti i cristiani. E' venuto a incontrare il fratello lì dov'è, così come è, e per farlo si è dovuto sobbarcare due giorni di fatica Ma ha voluto toccarci, abbracciarci, vederci di persona mostrando grande coraggio. Non si è accontentato di un documento. E' venuto di persona. Questo è  terreno su cui costruire ogni dialogo tra noi».
Commenta Jorge Himitian, pastore della Comunità cristiana di Buenos Aires, che nel 2006, in un incontro ecumenico dei Carismatici, fece conoscere Bergoglio e Traettino: «Francesco oggi ha scritto la Storia. Nessun Pontefice prima ci aveva chiesto perdono. Per noi è un giorno indimenticabile». Al pranzo Bergoglio ha assaggiato le specialità locali, mozzarella di bufala compresa: «Ma non è sembrato una grande forchetta», ha commentato una fedele.
Nel primo pomeriggio poi, ha ripreso la sua borsa nera da lavoro, salutato tutti con calore, ed è risalito sull'elicottero che lo ha portato in Vaticano.
Marco Ansaldo

(Repubblica 29 luglio)