sabato 2 agosto 2014

PREDICAZIONE ALL'EUCARESTIA DI VENERDI' 1 AGOSTO


Padre nostro che sei nei cieli

Padre nostro che sei nei cieli

(Mt. 6,7-15)

 

Il Padre Nostro inizia con un’invocazione che è la caratteristica di tutta la preghiera e che ha lo scopo di creare in noi un clima di intimità e di fiducia. Per noi Dio non è un problema teorico di cui possiamo discutere ma Qualcuno vivo e vicino a noi con cui possiamo dialogare in quanto Padre e Amico amato.

Molti sono stati i popoli che hanno invocato Dio come “padre” o come “madre” e con questa espressione hanno cercato di esprimere la loro assoluta dipendenza da Dio ma anche il rispetto e la fiducia nei suoi confronti.

Nell’Antico Testamento il nome di “padre” dato a Dio non è determinante, ma è solo un nome tra i molti come “signore”, “giudice”, “re” ,“creatore”. Solo Gesù rivelerà il contenuto racchiuso nell’invocazione a Dio Padre.

Nella sua preghiera, Gesù si rivolge a Dio chiamandolo Abbà, nelle sue parabole Dio appare anche come “signore”, “giudice”, “re” ,“creatore” ma quando si rivolge a lui lo chiama solamente Abbà.

Questa espressione aramaica, utilizzata da Gesù è un termine che veniva usato specialmente dai bambini piccoli per rivolgersi al proprio padre. Un diminutivo affettuoso simile al nostro “papà” che nessuno fino a qual momento aveva osato utilizzare per rivolgersi a Dio e questa invocazione Abbà racchiude senza dubbio il segreto della relazione intima che Gesù aveva con Dio, il suo amato Padre.

Gesù però non tiene per sé questa invocazione ma la insegna ai suoi discepoli e li invita a invocare Dio con la stessa fiducia.

Dobbiamo imparare a pregare Dio Abbà con la confidenza totale di figli. Dio è il nostro Abbà, un Padre che ci ama.

Tutto il Padre Nostro viene pregato al plurale. Gesù ci insegna a dire “Padre nostro” e non “Padre mio”, non possiamo disinteressarci degli altri, non chiediamo a Dio solo per noi stessi ma per tutti.

Quando invochiamo Dio come Padre non stiamo pensando a nessuna determinazione sessuale. “Dio non è un maschio perché si parla di lui come Padre né una donna se si parla di lui come Madre. Invocandolo come padre vogliamo esprimere che Dio è principio e origine  del nostro essere.

L’immagine femminile di Dio è altrettanto legittima di quella maschile. La stessa tradizione biblica rappresenta Dio con immagini femminili.

 

Sia santificato il tuo nome.

 Nella cultura biblica il nome non rappresenta solo un termine che designa una persona il nome indica la natura intima di quella persona. Il nome di Dio ricorda agli israeliti la sua bontà.

Per noi santificare il nome di Dio significa rispettare Dio, accettarne la sua presenza in noi, fargli spazio nella nostra vita, nel nostro modo di pensare, accoglierlo come origine e destino ultimo della nostra esistenza, amarlo come Abbà. Padre amato significa non farsi altri dei, non sottometterci al potere, al  denaro, al sesso o a altri idoli.

Il nome di Dio è Abbà, Padre. Per questo santificarne il suo nome significa vivere come veri figli accogliendo tutti come fratelli,  creare relazioni più giuste e umane e combattere contro tutto quello che può distruggere la dignità delle persone.

 

Venga il tuo regno.

Non dobbiamo identificare il regno di Dio con il cielo. Gesù non pensa a un regno di Dio che si realizza oltre la morte.  Il regno di Dio è qualcosa che sta avvenendo fin da ora e dicendo questa invocazione  chiediamo di seguire l’esempio di Gesù  per  compiere gesti di liberazione  che creino vita e che possano essere percepiti come buona notizia da quelli che soffrono. Gesù non viene a instaurare un regno potente di carattere politico, non c’è la spettacolarità che molti si attendevano ma il suo modo di rendere presente il regno di Dio  consiste nel portare nella vita degli uomini la giustizia, la verità, la salute, il perdono.

 

Sia fatta la tua volontà.

Quando invochiamo Dio non stiamo chiedendogli di cambiare i suoi desideri e di compiere i nostri, ma chiediamo di cambiare i nostri desideri  prestando ascolto a quelli di Dio.

Nel linguaggio biblico parlare di “cielo e terra” vuol dire indicare la totalità dell’esistente. Chiediamo a Dio che sia fatta la sua volontà ovunque e sempre, che nulla resti escluso, che nessuno si chiuda ai suoi disegni che si realizzi sulla terra il disegno che è già stato deciso in cielo. E Gesù è la via da seguire e ci insegna a interrogarci sulla volontà del Padre.

 

Dacci oggi il nostro pane quotidiano.

Con questa invocazione inizia la seconda parte del Padre Nostro. Fino a questo momento l’attenzione era incentrata su Dio ora l’attenzione si rivolge a noi stessi.

Si chiede al Padre il necessario per vivere, il pane è il sostentamento dei più poveri e da esso dipende la vita dell’uomo. La vita e quanto ci nutre provengono  da Dio e in lui poniamo la nostra fiducia.

Chiediamo anche in questo caso il pane per tutti, non solo per noi stessi e questa richiesta comporta una conversione, non possiamo quindi disinteressarci dei nostri fratelli.

Ma la richiesta non è solo materiale abbiamo anche bisogno della Parola di Dio per alimentare il nostro spirito.

 

Rimetti a noi i nostri debiti…….

Nel Padre Nostro il peccato è considerato un “debito”, una mancata risposta al dono di Dio. Questo peccato non è una trasgressione ad una legge ma un’offesa a un Padre da cui riceviamo tutto.

Chiediamo a Dio di perdonarci ma ci impegniamo a perdonare i nostri fratelli. Il perdono di Dio ci trasforma.

 

Non ci indurre in tentazione

Chiediamo a Dio di non lasciarci cadere nella tentazione che nell’originale greco può significare “prova” che per quanto dura e difficile può aiutarci a crescere nel bene. Nella tradizione biblica si parla spesso di queste prove e noi chiediamo a Dio di darci la forza per superare queste prove. Secondo  Gesù  l’atteggiamento del  credente deve essere quello di “vegliare e pregare” di prendere coscienza della nostra debolezza. Solo con la preghiera e con la forza di Dio possiamo vincere.

 

 Ma liberaci dal male.

Ancora una volta non chiediamo l’aiuto del Padre solo per noi, ma per tutta l’umanità. Colui che chiede la liberazione dal male deve essere disposto a lottare contro di esso seguendo l’esempio di Gesù, il quale non ha creato una dottrina teorica sul male ma si è prodigato per fare il bene e a liberare le persone dalla sofferenza e  dall’ingiustizia.

Gesù ha concepito il Padre Nostro come una preghiera che i suoi discepoli dovevano pronunciare ogni giorno  poiché raccoglie ed esprime lo spirito con il quale deve vivere il suo seguace.

 

AMEN

Tradizionalmente si fa terminare il Padre Nostro con la parola “amen”  che non appare nel testo dei Vangeli. Questa parola utilizzata nel culto della sinagoga  suggerisce l’idea di verità, sicurezza, fiducia.

Il nostro Amen serve a rafforzare e riaffermare quello che abbiamo pronunciato nella preghiera insegnataci da Gesù e nel terminarla diciamo “Sì è così,  voglio pregare e vivere così con una fiducia totale in Dio, nostro Padre, glorificando il suo nome, accogliendo il suo Regno, facendo la sua volontà, ricevendo da lui il pane, il perdono e la forza per affrontare le difficoltà.

 

Franca Gonella - Comunità cristiana di base di Via Città di Gap – Pinerolo –   Questa riflessione è tratta dal libro “Padre Nostro” di José Antonio Pagola