venerdì 17 ottobre 2014
LA BESTIA CHE SEDUCE
In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi.
Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?».
Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare».
Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».
Matteo 22, 15-21
Non mi soffermo a descrivere il tranello che farisei ed erodiani tendono a Gesù. Si tratta di una trappola ben congegnata. Se Gesù risponderà che non è lecito pagare il tributo a Cesare, lo potranno accusare di ribellione contro Roma. Se dichiarerà lecito il tributo, deluderà le attese dei poveri, spremuti fino all'osso e si metterà contro di loro.
La risposta di Gesù è intelligente, ma non evasiva. Intanto, di fronte a "Cesare" che si credeva onnipotente, Gesù ricorda i diritti di Dio. Non si tratta di delineare la realtà di due poteri, quello materiale e quello spirituale, con dei loro ambiti distinti. Questa interpretazione deviante produsse in moolti cristiani una grave diserzione dalla storia come se la fede significasse interessarsi esclusivamente degli aspetti cosiddetti "spirituali".
Qui il messaggio è puntuale e pungente: occorre rifiutare a Cesare, al potere politico, l'adorazione che spetta solo a Dio. Per i due Testamenti biblici "dare a Dio ciò che è di Dio" significa che "a Dio appartiene la terra e quanto contiene: il mondo con i suoi abitanti" (Salmo 24). Dio e il potere politico non stanno sullo stesso piano. Parlando in una regione sottomessa all'imperatore romano, non c'era altro da aggiungere: il potere non può arrogarsi il diritto di dominare sulla vita delle persone. Solo Dio è la fonte della vita.
Lascio da parte le infinite disquisizioni che nei secoli hanno occupato filosofi e teologi anche perchè il passo è stato letto all'interno della secolare lotta tra poteri ecclesiastici e poteri politici.
OGGI CESARE VUOLE TROPPO
Oggi il "cesare finanziario ed economico" si crede Dio. Pretende di possedere le persone, dettare le condizioni della cittadinanza e non vede altro che le sue ragioni. Il potere finanziario -economico-militare si fa adorare e detta i confini di una legalità tutta a servizio dei potenti e del sistema. Le persone devono adorarlo. Il sistema riproduce se stesso distruggendo la qualità della vita delle persone e calpestando la natura. Per usare il linguaggio immaginifico dell'Apocalisse, possiamo dire che il potere è "la bestia che seduce" e poi disgrega il tessuto della vita quotidiana di miliardi di persone, a partirte dai più poveri della terra.
Cesare vuole troppo: addirittura si crede Dio. Bisogna ricordargli che l'unica sua ragion d'essere è il servizio al bene comune e la tutela del creato. Ma questo potere è cieco, autoreferenziale, ingordo, strutturalmente perverso perchè ha collocato il mercato prima delle persone. Parla solo il linguaggio della crescita illimitata e non conosce più né la condivisione né la cura. Ci vuole ridurre ad insaziabili consumatori di oggetti per la prosperità del dio-mercato.
La fede cristiana deve unirci a tutte le donne e gli uomini di buona volontà che hanno aperto gli occhi su questa logica perversa del sistema capitalistico e vogliono operare per una svolta. Il recente Sinodo dei vescovi ci invita ad una quotidiana e reale pratica di sovversione di questa logica.
PAGARE LE TASSE
Venendo ai problemi di oggi, a me sembra che il discorso sulle tasse sia molto concreto: le pagano i poveri, la"gente comune". Se davvero ci fosse la volontà di operare una svolta politica, bisognerebbe tassare la sperequazione, i redditi criminali, gli stipendi da favola.
I soldi si trovano: basta prenderli dove ci sono azzerando i paradisi fiscali e le pensioni d'oro, i privilegi e i vitalizi.
Il resto è retorica e sabbia negli occhi. La politica più efficace deve ancora oggi rifarsi alla pagina biblica della condivisione dei pani e dei pesci.
Ovviamente, come cristiano non posso attendere che scatti la magica ora X della politica della condivisione, ma nel mio agire quotidiano devo anticiparla con i gesti della solidarietà concreta. Questa è la nostra "vocazione" come comunità cristiana: non prescindere mai dall'inserimento nella storia dei più deboli.
Ancora una volta la sequela di Gesù non ci prospetta la ricerca di un cammino personale al riparo dalle tragedie del mondo, ma ci invita alla responsabilità, al senso critico, all'impegno per i diritti di tutti e di tutte. Ogni impegno in questa direzione non va perso, ma fa fiorire l'albero della speranza in un "mondo altro".