giovedì 13 novembre 2014

4 domande a Paolo De Benedetti, teologo

L'ultimo libro risale all'anno scorso, il titolo «Il paradiso ad attenderci» e quell'attesa, per il teologo e biblista astigiano Paolo De Benedetti, vale anche per gli animali, lui è uno dei teologi che sostiene la resurrezione degli animali.
Tutti? Proprio tutti?
«Tutti gli esseri viventi. La teoria della teologia animale non è una novità, sono in molti come me a credere nell'esistenza dell'anima degli animali. Perché tutto quello che è "vivente" è opera di Dio. Se si ammettesse il contrario, cioè che gli animali non hanno un'anima e quindi non vanno in Paradiso, vorrebbe dire che la morte è più potente di Dio. E ovviamente noi non crediamo questo: Dio ha l'ultima parola su tutto. Si potrebbe dire addirittura anche delle piante».
Quindi anche la resurrezione è un passaggio che può valere per gli animali?
«Dio ha "bisogno" della resurrezione perché è così che dimostra la sua potenza».
In quanti come lei seguono questo tipo di pensiero?
«In molti, e nel passato anche un pontefice, mi pare di ricordare che fu Paolo VI che vedendo un bambino piangere per il suo cane morto gli disse: "Lo rivedrai in Paradiso". E poi non dimentichiamoci i santi come San Francesco. E comunque anche l'etimologia della parola "animale" suggerisce questa teoria».
Cioè?
«La radice della parola "animale" è "anima". Comunque ribadisco è la vita che vince su tutto, la vita data da Dio. Ma la teologia animale non è una cosa nuova da San Francesco ai padri del deserto che credevano nella resurrezione animale sono stati in tanti a sostenere queste tesi, ma sono state in parte dimenticate. L'onnipotente decide su tutti gli esseri viventi, quindi anche sugli animali».
(A. Mar.)

(La Stampa 10 novembre)