venerdì 7 novembre 2014
COMMENTO ALLA LETTURA BIBLICA DI DOMENICA 9 NOVEMBRE
LA RIVOLUZIONE EVANGELICA CONTRO L'IDOLATRIA
Tre giorni dopo, si fecero delle nozze in Cana di Galilea, e c’era la madre di Gesù. 2 E Gesù pure fu invitato co’ suoi discepoli alle nozze. 3 E venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: Non han più vino. 4 E Gesù le disse: Che v’è fra me e te, o donna? L’ora mia non è ancora venuta. 5 Sua madre disse ai servitori: Fate tutto quel che vi dirà. 6 Or c’erano quivi sei pile di pietra, destinate alla purificazione de’ Giudei, le quali contenevano ciascuna due o tre misure. 7 Gesù disse loro: Empite d’acqua le pile. Ed essi le empirono fino all’orlo. 8 Poi disse loro: Ora attingete, e portatene al maestro di tavola. Ed essi gliene portarono. 9 E quando il maestro di tavola ebbe assaggiata l’acqua ch’era diventata vino (or egli non sapea donde venisse, ma ben lo sapeano i servitori che aveano attinto l’acqua), chiamò lo sposo e gli disse: 10 Ognuno serve prima il vin buono; e quando si è bevuto largamente, il men buono; tu, invece, hai serbato il vin buono fino ad ora. 11 Gesù fece questo primo de’ suoi miracoli in Cana di Galilea, e manifestò la sua gloria; e i suoi discepoli credettero in lui. 12 Dopo questo, scese a Capernaum, egli con sua madre, co’ suoi fratelli e i suoi discepoli; e stettero quivi non molti giorni.
( Dal Vangelo di Giovanni 2, 1-12)
Il brano evangelico che leggiamo oggi è stato da me più e più volte oggetto di meditazione.
Nella tradizione cristiana si sono si sono compiute le più diverse interpretazioni.
Una lettura "mariana" ha sottolineato l'importanza della "intercessione" di Maria che ha convinto Gesù ad intervenire. Una interpretazione sacramentale ha sottolineato l'importanza che la presenza di Gesù e Maria alle nozze conferisce al "matrimonio.
Ancora c'è chi, in chiave polemica e apologetica, ha sottolineato che le idrie d'acqua significano l'ebraismo superato dal vino buono del cristianesimo.
Si tratta, a mio avviso, di forzature del testo di cui parlai ampiamente nel mio libro "La bestia che seduce" (Bra, 1990).
Oggi, alla luce anche di tante ricerche bibliche e sotto la pressione di una politica mondiale sempre più discriminatoria, leggo questo brano come simbolo, come metafora del regno di Dio.
Il sogno di Dio per l'umanità e per il creato è questo coinvito nuziale, questa mensa aperta, questa gioia che nasce dalla condivisione del pane e del vino. Il convito è nella Bibbia , sia ebraica che cristiana, un "evento simbolico" pieno di risonanze e di significato. I due Testamenti biblici sono pieni di pasti mangiati con gli esclusi, di un amore sollecito di Dio che sfama e disseta il suo popolo nel deserto e nel lungo cammino verso la liberazione.
Gesù mangia con peccatori e prostitute e a Cana l'abbondanza del vino buono lascia trasparire un messaggio concreto: in attesa che il regno di Dio trovi compimento nel "banchetto messianico" di tutti i popoli, prefigurato da Isaia 25, già oggi occorre trasformare l'esistenza quotidiana in un convito, in una mensa che non esclude nessuno.
La situazione di oggi, che vede crescere la folla di esclusi e di escluse, è l'opposto del progetto del Dio della vita e della giustizia. Non possiamo rassegnarci a questa condizione di disuguaglianza e, come discepoli dei profeti e di Gesù, non abbiamo altra scelta che opporci con tutte le forze alle culture, alle strutture e alle pratiche che creano o legittimano le discriminazioni.
Viviamo ore drammatiche: multinazionali che traslocano, licenziamenti, precariato, disoccupazione crescente, abrogazione di diritti a tutela dei più deboli..... No, la pagina storica che stiamo vivendo non va nella direzione del "convito", ma prepara la distruzione di ogni dimensione conviviale del creato e dell'umanità.
IL ROVESCIO DEL PROGETTO DI DIO
Il quadro ci fa pensare alla parabola del ricco Epulone e del povero Lazzaro. Il convito non esiste se ogni giorno c'è "il ricco che se la spassa con splendidi banchetti" (Luca 16,19) riservando ai tanti Lazzaro le briciole.
Ma non è solo più la presenza dei ricchi spietati a determinare l'ingiustizia; è il sistema chiamato "libero mercato" che è un progetto per creare esclusione. La sua struttura profonda è biforcuta: consolidare privilegi e generare disuguaglianza.
Le leggi che governano il mercato diventano progressivamente più rigide e sono finalizzate al mantenimento dello status quo, cioè la discriminazione.
Tale sistema, strutturalmente iniquo, è riuscito a convincere la maggioranza degli esclusi che questa situazione è naturale, sostanzialmente immodificabile ed irreversibile.
Al più, recita la propanda diffusa attraverso tutti i canali, si possono effettuare dei ritocchi, delle correzioni.Non resterebbe che "adattarsi", cioè rassegnarsi, mettendo sul conto la perdita o la cancellazione dell'orizzonte della fraternità e della sororità, relegando "l'utopia delle beatitudini" nell'armadio delle illusioni e delle ingenuità.
Purtroppo un po' tutte le tradizioni religiose si sono talvolta prestate a legittimare questa visione del mondo e la nostra chiesa sta tentando a fatica e troppo lentamente di uscire da questa complicità. C'è di peggio: il perverso dio mercato cerca di utilizzare i simboli religiosi a proprio vantaggio e a copertura dei suoi sporchi affari.
PERCHE' LEGGIAMO LA BIBBIA?
Leggere la Scrittura non è mai un'operazione intelletuale o astratta, tanto meno in questo contesto storico. Essa è un evento sovversivo nel più profondo senso della parola.
Scoprire il Dio della vita e della liberazione, cercare il Suo mistero di amore, comporta una conseguenza concreta: impegnare la propria vita contro l'idolatria del potere, del mercato, del denaro e fare de'esperienza cristiana personale e comunitaria una sorgente ed un laboratorio di resistenza e di creatività evangelica. Significa passare da esecutori del progetto dei padroni a costruttori del sogno di Dio.
O Dio, fai nascere nelle nostre vite un canto nuovo,i sogni proibiti dai potenti, le azioni che contrastano l'ingiustizia.
Tu, Dio ribelle contro ogni discriminazione, donaci la forza di uscire dai nostri compromessi e dalle nostre ambiguità per inoltrarci con decisione sulla strada sovversiva delle beatitudini.
Possano le chiese cristiane testimoniare con le loro scelte e predicare ad alta voce la loro libertà da ogni idolatria, separando il loro cammino da ogni complicità con chi opprime.