domenica 16 novembre 2014

DIGNITÀ TRANS CONTRO L’IPOCRISIA

«Quando ero giovane la strada era il mio palcoscenico, i fari delle auto le mie luci della ribalta: venivo cercata, sognata da quegli stessi uomini che di giorno mi schifavano» racconta una trans napoletana. «Poi avrei voluto smettere, ma che alternative avevo?». Ipocrisie, discriminazione, pregiudizi. In Italia esistono solo due generi: maschile e femminile. Se sei nato uomo, ma ti trovi più a tuo agio in un corpo femminile, non puoi cambiare nome (a meno che non ti operi). Così in ospedale finisci nel reparto sbagliato. Ed è difficile che un datore di lavoro assuma una signora in tacchi alti di nome Armando. La strada può  essere a senso unico. Pericolosa, implacabile verso fragilità e solitudine. La crisi poi è arrivata anche lì: c'è chi non supera gli 800 euro al mese. Chi fa sconti come al supermercato: prendi tre e paghi due. Ed è appena arrivata una raffica di denunce (anonime, per paura) di persone transessuali costrette a pagare il pizzo per un posto sul marciapiede. A Napoli dove c'è la più numerosa e antica comunità di trans del Mezzogiorno. Per lo più italiane. A Napoli, dove il consultorio avviato nel 2011-2013 dalla Cooperativa Dedalus, con il sostegno economico della Fondazione con il Sud, continua a funzionare bene, benché gli enti locali non abbiano voluto sostituirsi come finanziatori.
L'obiettivo di Dedalus è migliorare i livelli di vita delle persone transessuali, coordinando e potenziando i servizi sul territorio. Ed ecco una sede e un'unità di strada che con l'aiuto del Dipartimento di Neuroscienze dell'Università Federico II, danno sostegno psicologico, consigli sanitari, informazioni sui propri diritti. Uno sportello legale, gestito da Federconsumatori, che assiste nelle pratiche burocratiche e nelle cause penali. Uno sportello socio-sanitario che, presso la Asl Napoli 1, offre un ambulatorio dedicato alle persone trans. Oltre a percorsi di inserimento lavorativo e attività di sensibilizzazione culturale. Si aiutano le protette di Dedalus insegnando loro un lavoro o sostenendo dei progetti (coopdedalus.it e tel. 338-1600757). Così si dà un nome, un volto - un'identità umana - a persone di solito trattate come categoria da condannare.
Antonella Barina

(Il Venerdì 7 novembre)