lunedì 10 novembre 2014

FEDE E POESIA

Per uscire dalla contemplazione del proprio ombelico religioso, culturale, esistenziale esistono certamente molte vie: una di esse è la poesia. Ne voglio riportare una che da anni occupa un posto particolare nel mio cuore.

Vivere una sola vita,
in una sola città
in un solo paese,
in un solo universo,
vivere in un solo mondo è prigione.
Amare un solo amico,
un solo padre,
una sola madre,
una sola famiglia,
amare una sola persona è prigione.
Conoscere una sola lingua,
un solo lavoro,
un solo costume,
una sola civiltà,
conoscere una sola logica è prigione.
Avere un solo corpo,
un solo pensiero,
una sola conoscenza,
una sola essenza,
avere un solo essere è prigione ( Nkjock Ngana, poeta del Camerum).

Essa mi dice che, come la nostra vita d'ogni giorno, anche la teologia ha bisogno delle ali della poesia. Del resto "il fatto che Gesù ha parlato di Dio non in dogmi, ma in testi poetici, dovrebbe diventare il punto di partenza di tutti i tentativi di parlare di Dio" (G. Theissen, Come cambia la fede, Claudiana, pag 181)

Ma per molti le certezze dogmatiche sono più rassicuranti. Franco Barbero