Trieste - Tutti fuori dalla chiesa in segno di protesta, mentre il vescovo si commuove. È successo ieri mattina nella parrocchia dell'Invenzione di Santa Croce a Trieste, dove martedì scorso si era suicidato don Maks Suard, accusato di pedofilia. I fedeli si sono fermati sul sagrato della chiesa contestando la scelta dell'arcivescovo di Trieste, monsignore Giampaolo Crepaldi, di celebrare la messa per la ricorrenza dei Santi proprio nella chiesa di Santa Croce, rinunciando alla cerimonia prevista in cattedrale a San Giusto.
La comunità è piuttosto sconvolta dai fatti accaduti negli ultimi giorni: don Maks era stato infatti accusato del reato di pedofilia per una vicenda di molti anni fa, relativa a una ragazzina di 13 anni, e martedì si era tolto la vita. E monsignore Crepaldi aveva deciso ieri di cambiare chiesa per la celebrazione festiva, proprio per essere vicino ai fedeli. «Vengo a condividere il vostro dolore — ha detto in lacrime nell'omelia — e vi parlo a cuore aperto».
Ma Don Maks era molto apprezzato nella piccola comunità e alcuni fedeli avevano trovato quasi sospetto che gli venisse contestata una storia vecchia di 17 anni. Dopo l'accusa Don Maks aveva chiesto due giorni per preparare la lettera di dimissioni e una memoria scritta. E quando proprio monsignore Crepaldi si era presentato in parrocchia, per un incontro chiarificatore, aveva trovato il corpo privo di vita. Anche se le indagini sono ancora in corso, la Curia ha fatto sapere — con una nota — che il sacerdote aveva «ammesso le proprie responsabilità». E il vescovo ha ribadito di «aver agito per dovere di giustizia anche nei confronti della vittima».
(Irene Maria Scalise, Repubblica 2 novembre)