martedì 11 novembre 2014

UNA RISPOSTA



Gentile Signor  I.

intanto La ringrazio per l'impegno e l'intelligenza con cui mi ha scritto. Come annotai nei miei ultimi libri "Benedizione delle coppie omosessuali" e "Gesù e le persone omosessuali", non sono solito parlare di famiglia, ma di famiglie. Condivido appieno gli studi di Saraceno, Lingiardi, Graglia e Rigliano. Il fatto che la famiglia "stia cambiando" mi sembra decisamente positivo.
Soprattutto ho sempre cercato di "valutare caso per caso e non condannare a priori". Questo per me significa che ogni "territorio antropologico" è sempre potenzialmente plurale nelle sue valenze e nelle sue realizzazioni.
Come esiste una monogamia possessiva, così ne esistono altre che esprimono e realizzano fedeltà e libertà e tali dimensioni si alimentano a vicenda. Sul tradimento del patto monogamico condivido le opinioni di Massimo Recalcati, che trovo lungimiranti e costruttive. Si può "ricostruire" per ritrovare nello Stesso l'Altro, senza culto del sacrificio e senza mutilazione della libertà (M. Recalcati, Non è più come prima, Raffaello Cortina), ma nello stesso tempo condivido le Sue riflessioni circa la cultura del possesso con forti accentuazioni patriarcali.
Da trentaquattro anni sono coordinatore di un centro sul disagio relazionale al quale dedico quattro ore giornaliere. Il "plurale" mette in crisi tutte le etichette categoriali per cui apprezzo molto la sua riflessione sui "diversi modi di vivere il poliamore".
Sto da anni cercando di capire qualcosa della filosofia, dell'antropologia e della teologia queer ove il linguaggio della polifedeltà è generativo di speranza (Marcella Althaus - Reid, Il Dio queer, Torino 2013).
Soprattutto mi rallegro con Lei, persona poliamorosa, che vive così intensamente le dimensioni della responsabilità e della solidarietà. Spero davvero che molte persone possano vivere il poliamore, come Lei scrive, come momenti, passaggi o come esperienza vissuta in maniera limpida, etica e consapevole. La cultura di oggi mi sembra rendere molto impegnativa questa esperienza, ma siamo chiamati a privilegiare il positivo di ogni novità, nel discernimento e senza paura.
Grazie ancora delle sue riflessioni che rileggerò con attenzione e che terrò presente nel mio impegno quotidiano. Tanto più che Lei mi parla a partire da una esperienza vissuta.
Le auguro di mantenere questa voglia di dialogare e di amare che tanto apprezzo nelle persone appassionate come Lei.
Con tanta stima ed altrettanta simpatia.
        don Franco Barbero