domenica 16 novembre 2014

UNA RISPOSTA


Gentile Luca Boschetto,
dunque....ancora una volta constato con gioia che le parole non dicono mai tutto e che esse prestano il finaco ad interpretazioni assai lontane tra loro. E' l'incontro con le persone reali che può conferire un significato più preciso alle parole che usiamo.
Sono convinto che, come Lei mi scrive, qualora si mettano al centro il rispetto, l'impegno e l'etica, si configura sempre una realtà positiva.
Pensi alla parola"cristianesimo". Il ventaglio delle interpretazioni e delle realizzazioni è infinito. Solo quando ci si confronta con persone reali, allora la parola assume una connotazione precisa, che esce dal generico.
In questi anni, molto attento al pensiero queer, ritengo che non avrei mai potuto coglierne la valenza plurale, se non mi fossi costruttivamente e criticamente confrontato con Michel Foucault,  Eve Kosofsky,  Judith Butler,  David Halperin fino a Marcella Althaus-Reid. Una nuova lettura dei "territori dell'umanità" oltre il "binarismo" ideologico tuttora imperante mi sembra tanto difficile quanto feconda.
Insomma, mi sembra che la vita ci è data per imparare e per amare; forse ancor più per imparare ad amare e le vie dell'amore sono come i "nomi" di Dio. Ce n'è sempre uno da scoprire ed è sempre necessario vigilare per non cadere nelle falsificazioni.
Grazie dell'attenzione.
Cordiali saluti
don Franco Barbero