Papa Francesco ha incontrato i preti di Caserta il 26 luglio scorso: citiamo alcuni passaggi della sua risposta all'intervento di uno dei presenti.
D. La sua rivoluzione linguistica, semantica, culturale, di testimonianza evangelica sta suscitando nelle coscienze certamente una crisi esistenziale per noi sacerdoti. Come Lei suggerisce a noi delle vie, fantasiose e creative, per superare o quanto meno per attutire questa crisi che noi avvertiamo? Grazie.
R. Lei ha detto una parola che mi piace tanto: è una parola divina, se è umana è perché è un dono di Dio: creatività. E' il comandamento che Dio ha dato ad Adamo: ″Va' e fa' crescere la Terra. Sii creativo″. E' anche il comandamento che Gesù ha dato ai suoi, mediante lo Spirito Santo, per esempio la creatività della prima Chiesa nei rapporti con l'ebraismo: Paolo è stato un creativo; Pietro, quel giorno quando è andato da Cornelio, aveva una paura di quelle, perché stava facendo una cosa nuova, una cosa creativa. Ma lui è andato là. Creatività è la parola. E come si può trovare questa creatività? Prima di tutto - e questa è la condizione se noi vogliamo essere creativi nello Spirito, cioè nello Spirito del Signore Gesù - non c'è altra strada che la preghiera. Un Vescovo che non prega, un prete che non prega ha chiuso la porta, ha chiuso la strada della creatività. E' proprio nella preghiera, quando lo Spirito ti fa sentire una cosa, viene il diavolo e te ne fa sentire un'altra; ma nella preghiera è la condizione per andare avanti. Anche se la preghiera tante volte può sembrare noiosa... Se noi non preghiamo, saremo forse buoni imprenditori pastorali e spirituali, ma la Chiesa senza preghiera diviene una ONG, non ha quella unctio Spiritus Sancti. La preghiera è il primo passo, perché è aprirsi al Signore per potersi aprire agli altri. E' il Signore che dice: "Vai qua, vai di là, fai questo...″, ti suscita quella creatività che a tanti Santi è costata molto.
Pensate al Beato Antonio Rosmini, colui che ha scritto Le cinque piaghe della Chiesa: è stato proprio un critico creativo, perché pregava. Ha scritto ciò che lo Spirito gli ha fatto sentire, per questo è andato nel carcere spirituale, cioè a casa sua: non poteva parlare, non poteva insegnare, non poteva scrivere, i suoi libri erano all'indice. Oggi è Beato! Tante volte la creatività ti porta alla croce. Ma quando viene dalla preghiera, porta frutto. Non la creatività un po'alla sans façon e rivoluzionaria, perché oggi è di moda fare il rivoluzionario; no questa non è dello Spirito. Ma quando la creatività viene dallo Spirito e nasce nella preghiera, ti può portare problemi. La creatività che viene dalla preghiera ha una dimensione antropologica di trascendenza, perché mediante la preghiera tu ti apri alla trascendenza, a Dio.
Ma c'è anche l'altra trascendenza: aprirsi agli altri, al prossimo. Non bisogna essere una Chiesa chiusa in sé, che si guarda l'ombelico, una Chiesa autoreferenziale, che guarda se stessa e non è capace di trascendere. E' importante la trascendenza duplice: verso Dio e verso il prossimo. Uscire da sé non è un'avventura, è un cammino, è il cammino che Dio ha indicato agli uomini, al popolo fin dal primo momento, quando disse ad Abramo: ″Vattene dalla tua terra″. Uscire da sé. E quando io esco da me, incontro Dio e incontro gli altri. Come li incontro gli altri? Da lontano o da vicino? Occorre incontrarli da vicino, la vicinanza. Creatività, trascendenza e vicinanza. Vicinanza è una parola chiave: essere vicino. Non spaventarsi di niente. Essere vicino. L'uomo di Dio non si spaventa. Lo stesso Paolo, quando ha visto tanti idoli ad Atene, non si è spaventato, ha detto a quella gente: "Voi siete religiosi, tanti idoli … ma, io vi parlerò di un altro". Non si è spaventato e si è avvicinato a loro, ha citato anche i loro poeti: "Come dicono i vostri poeti…". Si tratta di vicinanza a una cultura, vicinanza alle persone, al loro modo di pensare, ai loro dolori, ai loro risentimenti.
Ma, vicinanza significa pure dialogo; bisogna leggere nella Ecclesiam Suam, la dottrina sul dialogo, poi ripetuta dagli altri Papi. Il dialogo è tanto importante, ma per dialogare sono necessarie due cose: la propria identità come punto di partenza e l'empatia con gli altri. Se io non sono sicuro della mia identità e vado a dialogare, finisco per barattare la mia fede. Non si può dialogare se non partendo dalla propria identità, e l'empatia, cioè non condannare a priori... ma essere sicuro della propria identità non significa fare proselitismo. Il proselitismo è una trappola, che anche Gesù un po' condanna, en passant, quando parla ai farisei e sadducei: "Voi che fate il giro del mondo per trovare un proselito e poi vi ricordate di quello... ". Ma è una trappola. E Papa Benedetto ha un 'espressione tanto bella, l'ha fatta ad Aparecida ma credo che l'abbia ripetuta in altra parte: "La Chiesa cresce non per proselitismo, ma per attrazione".
E cosa è l'attrazione? E' questa empatia umana che poi viene guidata dallo Spirito Santo. Pertanto come sarà il profilo del prete di questo secolo cosi secolarizzato? Un uomo di creatività, che segue il comandamento di Dio - "creare le cose" -; un uomo di trascendenza, sia con Dio nella preghiera, sia con gli altri, sempre; un uomo di vicinanza che si avvicina alla gente.
(Tempi di fraternità Novembre 2014)
D. La sua rivoluzione linguistica, semantica, culturale, di testimonianza evangelica sta suscitando nelle coscienze certamente una crisi esistenziale per noi sacerdoti. Come Lei suggerisce a noi delle vie, fantasiose e creative, per superare o quanto meno per attutire questa crisi che noi avvertiamo? Grazie.
R. Lei ha detto una parola che mi piace tanto: è una parola divina, se è umana è perché è un dono di Dio: creatività. E' il comandamento che Dio ha dato ad Adamo: ″Va' e fa' crescere la Terra. Sii creativo″. E' anche il comandamento che Gesù ha dato ai suoi, mediante lo Spirito Santo, per esempio la creatività della prima Chiesa nei rapporti con l'ebraismo: Paolo è stato un creativo; Pietro, quel giorno quando è andato da Cornelio, aveva una paura di quelle, perché stava facendo una cosa nuova, una cosa creativa. Ma lui è andato là. Creatività è la parola. E come si può trovare questa creatività? Prima di tutto - e questa è la condizione se noi vogliamo essere creativi nello Spirito, cioè nello Spirito del Signore Gesù - non c'è altra strada che la preghiera. Un Vescovo che non prega, un prete che non prega ha chiuso la porta, ha chiuso la strada della creatività. E' proprio nella preghiera, quando lo Spirito ti fa sentire una cosa, viene il diavolo e te ne fa sentire un'altra; ma nella preghiera è la condizione per andare avanti. Anche se la preghiera tante volte può sembrare noiosa... Se noi non preghiamo, saremo forse buoni imprenditori pastorali e spirituali, ma la Chiesa senza preghiera diviene una ONG, non ha quella unctio Spiritus Sancti. La preghiera è il primo passo, perché è aprirsi al Signore per potersi aprire agli altri. E' il Signore che dice: "Vai qua, vai di là, fai questo...″, ti suscita quella creatività che a tanti Santi è costata molto.
Pensate al Beato Antonio Rosmini, colui che ha scritto Le cinque piaghe della Chiesa: è stato proprio un critico creativo, perché pregava. Ha scritto ciò che lo Spirito gli ha fatto sentire, per questo è andato nel carcere spirituale, cioè a casa sua: non poteva parlare, non poteva insegnare, non poteva scrivere, i suoi libri erano all'indice. Oggi è Beato! Tante volte la creatività ti porta alla croce. Ma quando viene dalla preghiera, porta frutto. Non la creatività un po'alla sans façon e rivoluzionaria, perché oggi è di moda fare il rivoluzionario; no questa non è dello Spirito. Ma quando la creatività viene dallo Spirito e nasce nella preghiera, ti può portare problemi. La creatività che viene dalla preghiera ha una dimensione antropologica di trascendenza, perché mediante la preghiera tu ti apri alla trascendenza, a Dio.
Ma c'è anche l'altra trascendenza: aprirsi agli altri, al prossimo. Non bisogna essere una Chiesa chiusa in sé, che si guarda l'ombelico, una Chiesa autoreferenziale, che guarda se stessa e non è capace di trascendere. E' importante la trascendenza duplice: verso Dio e verso il prossimo. Uscire da sé non è un'avventura, è un cammino, è il cammino che Dio ha indicato agli uomini, al popolo fin dal primo momento, quando disse ad Abramo: ″Vattene dalla tua terra″. Uscire da sé. E quando io esco da me, incontro Dio e incontro gli altri. Come li incontro gli altri? Da lontano o da vicino? Occorre incontrarli da vicino, la vicinanza. Creatività, trascendenza e vicinanza. Vicinanza è una parola chiave: essere vicino. Non spaventarsi di niente. Essere vicino. L'uomo di Dio non si spaventa. Lo stesso Paolo, quando ha visto tanti idoli ad Atene, non si è spaventato, ha detto a quella gente: "Voi siete religiosi, tanti idoli … ma, io vi parlerò di un altro". Non si è spaventato e si è avvicinato a loro, ha citato anche i loro poeti: "Come dicono i vostri poeti…". Si tratta di vicinanza a una cultura, vicinanza alle persone, al loro modo di pensare, ai loro dolori, ai loro risentimenti.
Ma, vicinanza significa pure dialogo; bisogna leggere nella Ecclesiam Suam, la dottrina sul dialogo, poi ripetuta dagli altri Papi. Il dialogo è tanto importante, ma per dialogare sono necessarie due cose: la propria identità come punto di partenza e l'empatia con gli altri. Se io non sono sicuro della mia identità e vado a dialogare, finisco per barattare la mia fede. Non si può dialogare se non partendo dalla propria identità, e l'empatia, cioè non condannare a priori... ma essere sicuro della propria identità non significa fare proselitismo. Il proselitismo è una trappola, che anche Gesù un po' condanna, en passant, quando parla ai farisei e sadducei: "Voi che fate il giro del mondo per trovare un proselito e poi vi ricordate di quello... ". Ma è una trappola. E Papa Benedetto ha un 'espressione tanto bella, l'ha fatta ad Aparecida ma credo che l'abbia ripetuta in altra parte: "La Chiesa cresce non per proselitismo, ma per attrazione".
E cosa è l'attrazione? E' questa empatia umana che poi viene guidata dallo Spirito Santo. Pertanto come sarà il profilo del prete di questo secolo cosi secolarizzato? Un uomo di creatività, che segue il comandamento di Dio - "creare le cose" -; un uomo di trascendenza, sia con Dio nella preghiera, sia con gli altri, sempre; un uomo di vicinanza che si avvicina alla gente.
(Tempi di fraternità Novembre 2014)