Il reverendo Jesse Jackson incarna la lotta per i diritti civili americani e il due volte candidato alle primarie presidenziali democratiche (nel 1984 e nell'88) dopo la sentenza di Ferguson mette il dito sulle pecche dell'Amministrazione del primo presidente nero, incapace di tradurre i sogni della comunità afro-americana in realtà.
Che conseguenze avrà questo verdetto per la comunità afroamericana?
Quando le persone sono vittime di abusi per anni, rispondono. Adesso è importante che si risponda in maniera pacifica, per due motivi: per ragione pratiche, ovvero non hai modo di rispondere alle pallottole, e poi perché la violenza sposta l'attenzione dai bisogni delle comunità urbane. Lì i neri sono ancora da tre a quattro volte più disoccupati, dieci volte più arrestati dei bianchi. Sappiamo che mancanza di giustizia porta all'anarchia, le leggi per i diritti civili ci sono, vanno applicate.
Ha dunque qualche critica da muovere all'amministrazione Obama, anche dal punto di vista delle riforme per migliorare le condizioni delle vostre comunità?
Dovrebbe esserci una White House Conference, un "tavolo" speciale che unisca i vari responsabili governativi e quelli delle associazioni afro-americane affinché in pochi giorni si riesca a risolvere questioni specifiche sulle politiche urbane e occupazionali dei vari Stati.
Avere un presidente di colore ha in qualche modo reso più difficile parlare di razzismo in America?
No, non credo. Del resto anche lui è stato bersaglio di moltissimi attacchi. La questione è che gli spari sono venuti prima delle rivolte, bisogna che la polizia smetta di uccidere i neri. C'è una lunga serie di episodi, una scia di sangue che scorre da Rodney King a Los Angeles, fino a recentemente Trayvon Martin in Florida... questa storia deve finire.
Durante le rivolte di agosto a Ferguson, il presidente Obama è stato criticato per non aver parlato direttamente della questione razziale. Si aspettava che il presidente affrontasse la questione in maniera più diretta?
La questione non è la razza ma la discriminazione razziale, e i neri hanno i livelli più alti di disoccupazione, probabilità di finire in prigione e di subire abusi dalla polizia. Era così in passato e continua ad essere così. Nulla è cambiato.
(Il Fatto Quotidiano 26 novembre)