Di fronte al mistero del Divino che vive nel respiro dell'universo, nelle meraviglie della natura e nel profondo di ciascuno di noi, ma che incute anche timore per le forze oscure della violenza che nella natura e nel cuore umano si annidano, siamo qui riuniti, in questa serata di dicembre a Roma, per condividere dolore, desiderio, speranza.
Dolore per tante vite affrante, violentate, misere, afflitte da povertà, sofferenza, solitudine; desiderio di operare beatitudini; speranza di pace nella giustizia.
E in questo stare insieme è vivo e presente tra noi Gesù di Nazareth.
Egli infatti, nell'ultima notte della sua giovane vita, in una pasqua del nostro tempo, rivelò alle donne e agli uomini che erano con lui, attorno a una mensa, la forza del donarsi che può cambiare il mondo quando, preso un pane, lo spezzò e lo diede loro dicendo: "mangiate, questo è il mio corpo, spezzato per voi".
E quando condivise anche il vino dicendo: "bevete, questo è il mio sangue versato per voi".
Dall'estrema debolezza del giusto condannato si sprigionò uno Spirito potente che li spinse fuori, a condividere la gioia di amare.
Possa il Divino che è in ognuno di noi e in mezzo a noi, farci condividere con lo stesso Spirito i nostri corpi e le nostre menti con gli uomini e le donne di buona volontà per andare oltre le nostre debolezze verso il regno inaugurato da Gesù.