giovedì 18 dicembre 2014

Un altro questionario alle diocesi

CITTA' DELVATICANO. Il Sinodo dei vescovi sulla famiglia è un «cammino» le cui soluzioni vanno trovate assieme. Per questo motivo, ieri, la segreteria generale dello stesso Sinodo ha pubblicato 46 domande da inviare a tutte le conferenze episcopali in vista della seconda tappa dell'assise in programma il prossimo ottobre. L'obiettivo è facilitare «la ricezione» della relazione finale del primo appuntamento di due mesi fa, senza tuttavia eludere la «svolta pastorale» iniziata e «ben radicata nel Concilio Vaticano II e nel magistero di Papa Francesco».
I temi caldi sono tanti, fra questi i punti sui divorziati risposati e l'omosessualità, sui quali i vescovi hanno avuto un approccio nuovo. La segreteria guidata dal cardinale Lorenzo Baldisseri, dunque, chiede ancora che sia la Chiesa tutta a suggerire la strada, nella consapevolezza che, come diceva Tommaso d'Aquino in un passaggio citato anche in Evangelii Gaudium, i precetti dati da Cristo e dagli apostoli al popolo di Dio «sono pochissimi» - la religione, insomma, non è schiavitù e che lo scopo della Chiesa non è «l'autopreservazione». «Non ho paura - ha detto Francesco due giorni fa alla Nación - di seguire la via della sinodalità perché è il modo che Dio ci chiede». Ricorda in proposito a Repubblica monsignor Bruno Forte, segretario speciale del Sinodo: «Francesco ha parlato più volte della necessità che la Chiesa cammini in senso collegiale. Così le nuove domande che il Sinodo invia sono state pensate proprio perché la collegialità sia il più possibile favorita». Il testo che introduce le domande chiede che nelle risposte si faccia di tutto «perché non si ricominci da zero». La svolta pastorale, infatti, è agli atti e riguarda l'approccio da avere di fronte alle ferite della famiglia: «La misericordia in sé stessa è la più grande virtù», recita ancora San Tommaso. Dice Forte: «Un altro aspetto della collegialità è di crescere nella comprensione della verità attraverso l'ascolto di tutti. Questa crescita non equivale assolutamente a una sorta di relativismo, ma è motivata dall'esigenza che la verità rivelata sia colta sempre più in profondità. Il dono della rivelazione spalanca dentro di sé sempre nuovi spazi di comprensione, e questi nuovi spazi si aprono proprio anche grazie al contributo di tutti. Credere nel valore della collegialità vuol dire compiere un atto di fiducia nella forza dello Spirito nella consapevolezza che, entrata nella storia, la verità è aperta a sempre nuove e più profonde comprensioni. Certamente, questo cammino va vissuto non da navigatori solitari, ma nella barca di Pietro: e il timoniere che oggi il Signore ha dato alla barca della Sua Chiesa, il Papa venuto dalla fine del mondo, Francesco, ha più volte incoraggiato il contributo libero e creativo di tutto il popolo di Dio a questo processo di crescita nella conoscenza della fede e nell'amore».
Sui gay il Sinodo chiede «come la comunità cristiana rivolga la sua attenzione alle famiglie che hanno al loro interno persone con tendenza omosessuale». Mentre per i divorziarti risposati si ricorda che la «pastorale sacramentale necessita di un ulteriore approfondimento, valutando anche la prassi ortodossa - si tratta di un cammino penitenziale che precede una benedizione alla nuova coppia e la riammissione all'eucaristia, ndr – e tenendo presente la distinzione tra situazione oggettiva di peccato e le circostanze attenuanti».
Insieme, si ritorna sul tema della nullità matrimoniale: «Come rendere più accessibili e agili, possibilmente gratuite, le procedure per il riconoscimento dei casi di nullità?». Le 46 domande non eludono anche le difficoltà di chi convive: «Come aiutare chi vive nelle convivenze a decidersi per il matrimonio?». Fra i temi ci sono anche le problematiche legate all'aborto: «Come la Chiesa combatte la piaga dell'aborto promuovendo un'efficace cultura della vita?». E poi la domanda a riflettere sull'enciclica di papa Montini Humanae Vitae che afferma la liceità della paternità responsabile proibendo però l'uso dei contraccettivi.
Paolo Rodari

(Repubblica 10 dicembre)