Legge anti moschee: la battaglia continua
Il dibattito generato dall'approvazione da parte del consiglio regionale della Lombardia della discussa norma sull'edificazione di nuovi luoghi di culto, la cosiddetta legge anti-moschee (vedi Riforma n. 5, 6 e 8) si è arricchito in questi ultimi giorni di altre significative prese di posizione. E' stato Enrico Brambllla, Capogruppo del Partito Democratico alla Regione Lombardia ad annunciare a Riforma «di aver presentato un'istanza di impugnativa della legge che limita fortemente la creazione di nuovi luoghi di culto mediante un elevato numero di paletti tecnico-urbanistici. Vogliamo in questo modo sollecitare il governo a impugnare la legge davanti alla Corte Costituzionale per far sancire la palese violazione dei principi della nostra Carta in tema di libertà religiosa».
Rassicurazioni su un interessamento attivo dell'esecutivo sarebbero già stati espressi: «Abbiamo avuto notizia che questa legge verrà discussa nei prossimi Consigli dei ministri, perché possa essere infine impugnata. L'istanza da noi presentata - ampia e documentata - potrà offrire spunti validi e ci consentirà di essere interlocutori negli sviluppi della vicenda».
L'iniziativa ha raccolto l'apprezzamento del presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei) pastore Massimo Aquilante: «Si tratta di una notizia che ci rallegra molto» ha dichiarato all'agenzia Nev/Notizie evangeliche. «Come evangelici abbiamo sin da subito denunciato questa strategia dell'intolleranza, ribadendo la necessità di avere in Italia una legge organica sulla liberta religiosa che impedisca a monte questo tipo di obbrobrio legislativo». Da qui la decisione di avviare il medesimo iter anche a nome della Commissione delle chiese evangeliche per i rapporti con lo Stato (Ccers), presieduta sempre dal pastore Aquilante: «In quanto organismo che manifesta un interesse concreto alla rimozione della norma incostituzionale, sollecitiamo l'intervento diretto del Governo. Abbiamo sin da subito denunciato la presenza di numerosi profili incostituzionali di una legge che è fortemente lesiva del diritto fondamentale alla libertà religiosa. Grave è anche l'assoggettamento della pratica di culto a procedimenti amministrativi palesemente discriminatori, nonché la subordinazione della libertà di culto a generiche motivazioni attinenti alla sicurezza pubblica. Questi i motivi principali per cui la Ccers si sente in dovere di sollecitare il presidente del Consiglio dei ministri a impugnare la legge dinanzi alla Corte costituzionale, com'è nei suoi poteri».
La legge lombarda (3 febbraio 2015, n. 2) pone forti vincoli urbanistici e di sicurezza all'apertura di nuovi luoghi di culto: si va dall'obbligo dell'installazione di un sistema di telecamere collegato con le forze dell'ordine alla creazione di aree parcheggio di metratura almeno doppia rispetto all'area dell'edificio di culto. I cittadini potranno poi esprimere il proprio dissenso alla nascita di nuovi luoghi di culto mediante referendum.
Claudio Geymonat
(Riforma 6 marzo)
Il dibattito generato dall'approvazione da parte del consiglio regionale della Lombardia della discussa norma sull'edificazione di nuovi luoghi di culto, la cosiddetta legge anti-moschee (vedi Riforma n. 5, 6 e 8) si è arricchito in questi ultimi giorni di altre significative prese di posizione. E' stato Enrico Brambllla, Capogruppo del Partito Democratico alla Regione Lombardia ad annunciare a Riforma «di aver presentato un'istanza di impugnativa della legge che limita fortemente la creazione di nuovi luoghi di culto mediante un elevato numero di paletti tecnico-urbanistici. Vogliamo in questo modo sollecitare il governo a impugnare la legge davanti alla Corte Costituzionale per far sancire la palese violazione dei principi della nostra Carta in tema di libertà religiosa».
Rassicurazioni su un interessamento attivo dell'esecutivo sarebbero già stati espressi: «Abbiamo avuto notizia che questa legge verrà discussa nei prossimi Consigli dei ministri, perché possa essere infine impugnata. L'istanza da noi presentata - ampia e documentata - potrà offrire spunti validi e ci consentirà di essere interlocutori negli sviluppi della vicenda».
L'iniziativa ha raccolto l'apprezzamento del presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei) pastore Massimo Aquilante: «Si tratta di una notizia che ci rallegra molto» ha dichiarato all'agenzia Nev/Notizie evangeliche. «Come evangelici abbiamo sin da subito denunciato questa strategia dell'intolleranza, ribadendo la necessità di avere in Italia una legge organica sulla liberta religiosa che impedisca a monte questo tipo di obbrobrio legislativo». Da qui la decisione di avviare il medesimo iter anche a nome della Commissione delle chiese evangeliche per i rapporti con lo Stato (Ccers), presieduta sempre dal pastore Aquilante: «In quanto organismo che manifesta un interesse concreto alla rimozione della norma incostituzionale, sollecitiamo l'intervento diretto del Governo. Abbiamo sin da subito denunciato la presenza di numerosi profili incostituzionali di una legge che è fortemente lesiva del diritto fondamentale alla libertà religiosa. Grave è anche l'assoggettamento della pratica di culto a procedimenti amministrativi palesemente discriminatori, nonché la subordinazione della libertà di culto a generiche motivazioni attinenti alla sicurezza pubblica. Questi i motivi principali per cui la Ccers si sente in dovere di sollecitare il presidente del Consiglio dei ministri a impugnare la legge dinanzi alla Corte costituzionale, com'è nei suoi poteri».
La legge lombarda (3 febbraio 2015, n. 2) pone forti vincoli urbanistici e di sicurezza all'apertura di nuovi luoghi di culto: si va dall'obbligo dell'installazione di un sistema di telecamere collegato con le forze dell'ordine alla creazione di aree parcheggio di metratura almeno doppia rispetto all'area dell'edificio di culto. I cittadini potranno poi esprimere il proprio dissenso alla nascita di nuovi luoghi di culto mediante referendum.
Claudio Geymonat
(Riforma 6 marzo)