«Le
differenze di genere? I bambini le capiscono a poco più di due anni,
quindi parlarne alla scuola materna è normale ». Non ha dubbi Anna
Oliverio Ferraris, psicologa e psicoterapeuta ma soprattutto esperta
in temi di educazione e scuola.
Ad
alcuni genitori affrontare questioni di gender alla scuola materna,
come nel progetto di Trieste, sembra presto. Cosa ne pensa?
«Non
sono d’accordo. A quell’età i bambini sono già avanti, le loro
differenze le cominciano a notare già dopo i 2 anni. È invece
giusto spiegargli, fuori dagli stereotipi, come le diversità non
comportino preclusioni: un bimbo può giocare con le bambole o una
bimba può vestirsi da pirata senza che ci sia nulla di male».
Alcuni
genitori sembrano essersi impuntati proprio sulla questione del
travestimento.
«Travestirsi è uno dei giochi più amati, forse è preferibile usare degli abiti di scena come accade in teatro, perché realizzare degli scambi tra maschi e femmine può sembrare una forzatura».
Perché
i genitori sono così spaventati?
«Credo
sia un fatto di mentalità italiana, dovuta anche alla vicinanza con
la Chiesa che non ha posizioni chiare. Il paradosso è che i nostri
bimbi sono già bombardati da messaggi sessuali, ma nessuno gli
spiega chiaramente come stanno le cose. Sarebbe meglio seguire
l’esempio delle scuole materne in Germania o in Austria, dove ci
sono corsi di educazione sentimentale e sessuale»
E
per quanto riguarda i controversi riferimenti agli organi genitali?
«Per
i bimbi è normale notare anche quelle parti del corpo, lo fanno
senza pruderie e devono avere delle spiegazioni, naturalmente fatte
usando il linguaggio dei bambini».
(Irene
Maria Scalise, Repubblica 10 marzo).