mercoledì 25 marzo 2015

MYANMAR: INTEGRALISMO BUDDISTA

Inte­gra­li­smo bud­di­sta e nazio­na­li­smo sono movi­menti in forte cre­scita in rea­zione alla recente apertura poli­tica ed eco­no­mica del Myan­mar, paese su cui il mondo ha pun­tato gli occhi da quando, nel 2010, i mili­tari - al potere in forma diretta o indi­retta dal 1962 - hanno con­cesso ele­zioni e in seguito appro­vato la for­ma­zione di un governo semi-civile che si è dimo­strato rifor­ma­tore in più momenti, ad esem­pio libe­rando cen­ti­naia di pri­gio­nieri poli­tici, oltre che ridu­cendo il con­trollo della cen­sura e con­ce­dendo più libertà d'espressione.
È sulla paura che punta la ma-ba-tha, pro­ta­go­ni­sta della cam­pa­gna con­tro i tre gestori del bar con­dan­nati. L'associazione è vicina a U Wira­thu, lea­der molto popo­lare del movi­mento nazio­na­li­sta 969, salito alla ribalta delle cro­na­che per esser stato defi­nito dal Time «il volto del ter­rore bud­di­sta» e più recen­te­mente per aver chia­mato «put­tana» Yan­ghee Lee, l'inviata spe­ciale dell'Onu per i diritti umani in Myanmar.
L'antagonista prin­ci­pale del movi­mento nazio­na­li­sta è la comu­nità musul­mana, sti­mata al 5 per cento della popo­la­zione, con­tro il 90 per cento bud­di­sta. A mag­gio l'Onu pub­bli­cherà i risul­tati del primo cen­si­mento nazio­nale svolto in trent'anni, pronto a infiam­mare ulte­rior­mente lo sce­na­rio già fragile.
Più di 240 per­sone sono morte in con­flitti tra bud­di­sti e musul­mani, e a cen­ti­naia di migliaia sono rima­sti senza abi­ta­zione e lavoro.
Un pro­cesso di seco­la­riz­za­zione è ini­ziato, ma la reli­gione bud­di­sta man­tiene una grande influenza poli­tica in Myan­mar, in par­ti­co­lare per il suo ascen­dente sulla popo­la­zione, spe­cial­mente impor­tante in vista del voto di quest'anno. I gene­rali si sono ser­viti a lungo degli appa­rati reli­giosi per man­te­nere il con­trollo sul paese e, seb­bene molti monaci siano atti­va­mente impe­gnati nel pro­cesso di demo­cra­tiz­za­zione, gli ultimi eventi sem­brano indi­care che è la fazione fon­da­men­ta­li­sta ad avere la mag­giore influenza sul paese.
Ilaria Benini

(Il Manifesto 21 marzo)