Non c'è solo la guerra civile a turbare il sonno dei vescovi sudsudanesi. Nel corso dell'Assemblea Plenaria, che si è svolta nella capitale Juba tra il 28 e il 30 gennaio scorso, i prelati avrebbero discusso anche di un altro problema che affligge il Paese, uno tra i più poveri del mondo, dove guerra e carestia mietono vittime nel silenzio generale dei media e della comunità internazionale. Si tratta del land grabbing, l'accaparramento di terra da parte di multinazionali e investitori stranieri, che inquina, sottrae terra ai popoli, distrugge varietà e commercio dei beni alimentari. Al termine della Plenaria lo ha confermato mons. Paolino Lukudu Loro, arcivescovo di Juba, al Catholic Radio Network (Crn): il land grabbing - ha chiarito l'arcivescovo - rappresenta «un potenziale rischio di violenza che il governo deve affrontare prima che si verifichi un'escalation». «I casi di accaparramento delle terre sono molto diffusi a Juba, il peggiore del quali si è verificato nel villaggio di Kömiru nel 2012, dove diverse famiglie sono state massacrate da uomini in uniforme», ha poi aggiunto il Crn.
Adista 14 febbraio
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