martedì 12 maggio 2015

CHIESA DI TUTTI CHIESA DEI POVERI

Trovarci qui insieme a 50 anni dalla Gaudium et Spes e a pochi mesi dal Sinodo dei vescovi costituisce un dono di Dio, ma anche un forte richiamo, anzi un vero appello alla responsabilità.
Se con papa Francesco si sono aperte alcune finestre, che hanno reso più respirabile l'aria di questa casa comune, la prosecuzione del cammino di conversione anche strutturale non è affatto scontata.
Senza una partecipazione attiva del popolo di Dio, di cui anche noi siamo parte, corriamo il rischio che le finestre si richiudano e i ritardi si aggravino. Tali ritardi possono tradursi in delusione, fuga, emarginazione, abbandono della esperienza ecclesiale o addirittura della fede.
Che cosa possiamo fare per una chiesa sempre più evangelicamente inclusiva e per una fede adulta e sempre più inserita nella vita degli uomini e delle donne di oggi? Tra le tante riflessioni e proposte che qui sono emerse, mi permetto di segnalarne quattro che a me sembrano prioritarie.

A) Pur ritenendo essenziale ciò che ogni persona e ogni realtà qui rappresentata fanno nel loro specifico ambito e spazio comunitario, il "fare insieme" è sempre più determinante ed essenziale per la nostra testimonianza nel mondo.
Sì, "fare insieme" come "allargamento dello spazio della tenda" (Isaia 54,2), come "allargamento dei nostri cuori" (II Cor 6,13) per accoglierci nelle nostre molteplici ed arricchenti differenze di percorsi.
Sento, a partire da me stesso e dai gruppi e comunità con cui faccio strada, quanto questa accoglienza reciproca sia insieme impegnativa e feconda.
Sono convinto, oggi più che mai, che senza questo progettare e agire in una reale comunione delle nostre differenze, non potremo testimoniare il Vangelo di Gesù di Nazareth, nè potremo seminare germogli di futuro nella nostra chiesa.

B) Propongo che l'incontro di oggi possa diventare fondativo di una assemblea sinodale permanente in cui, con cadenza annuale, offriamo alla chiesa e ai suoi pastori le voci, le riflessioni, le proposte che riusciamo a percepire come utili per il bene della comunità ecclesiale.
Non collocandoci né sopra, né contro, né sotto, ma sentendoci parte integrante di questa chiesa che amiamo, il fatto di costruire e costituire una stabile comunione sinodale, ci permette, a mio avviso, di sostenerci a vicenda nelle singole chiese locali e di dare espressione corale alle varie proposte. Spirito critico e spirito costruttivo possono coniugarsi e fecondarsi a vicenda.Affido umilmente questa proposta alla vostra valutazione.

C) Ritengo che il punto decisivo rispetto alla presenza cristiana accogliente ed inclusiva sia costituito dallla "famiglia". Il passaggio dal singolare al plurale è, a mio avviso , una delle svolte, uno dei passaggi che riconcilia la nostra chiesa con la realtà delle donne e degli uomini di oggi.

D) Mi sembra importante il fatto che una chiesa della misericordia e dell'accoglienza faccia propria la sfida di non separare la sua prassi evangelica dalla conversione anche a livello dottrinale e strutturale. Una stridente contraddizione tra prassi e dottrina comprometterebbe la nostra testimonianza nel mondo.
Franco Barbero, Comunità cristiana di base Via città di Gap 13 - 10064 Pinerolo (To).
donfrancobarbero@alice.it
0121/72857 -- 340/8615482 Roma,09/05/'15