Chiamparino, quali sono i problemi che porrà ai parlamentari?
"L'assessore Pentenero introdurrà con un quadro statistico la situazione. Il problema più impellente sono gli over 50 a cui mancano pochi anni per andare in pensione e rischiano di rimanere senza sostegno economico. E poi ci sono quelli più giovani che nel giro di pochi anni perderanno qualsiasi ammortizzatore. Ma più che porre problemi vorremmo prospettare soluzioni".
Quali?
"Riflettere su una delle proposte che abbiamo avanzato. Una sorta di anticipazione della pensione per chi deve aspettare tre anni per ricevere l'assegno dell'Inps. Il tutto verrebbe garantito da un fondo che la Regione Piemonte potrebbe mettere in piedi con le banche. Un fondo rotativo. La persona entrerebbe senza soluzione di continuità in quiescenza da subito, ricevendo il suo assegno. Una volta scattata l'età del pensionamento potrebbe restituire una piccola quota per rialimentare il fondo. Naturalmente bisognerebbe tenere presente le aspettative di vita e di morte. Una parte degli anticipi non sarà rimborsata, ma il meccanismo dovrebbe reggere. Sarebbe un'anticipazione con restituzione graduale. Proposta che è stata oggetto anche di dibattito nazionale che ha coinvolto lo stesso presidente dell'Inps Boeri".
Per sostenere chi alla pensione non riesce ad arrivare nemmeno con questo scivolo e rischia di rimanere senza un sostegno cosa propone?
"Vorremmo partire subito con i contratti di ricollocazione. Aspettiamo il via libera dal ministero. Una formula che prevede che di fronte ad un'offerta di lavoro la persona non possa rifiutare, pena la perdita degli aiuti. Su questo punto come Piemonte siamo pronti a mettere una quota di risorse dei finanziamenti europei per la formazione e ad aprire un confronto con le associazioni dei datori di lavoro per capire quali sono le figure più ricercate oggi. Poi ci sono strade nuove da valorizzare, come quella battuta dai dipendenti della cartiera Pkarton di Roccavione. Una settantina di dipendenti si sono comprati l'azienda in fallimento con il loro Tfr, l'aiuto delle banche e delle Coop. Hanno salvato un'impresa e il loro posto di lavoro. Un modello secondo me replicabile per realtà medio piccole dove c'è un rapporto forte con il territorio ".
Che effetti ha avuto il Job Act in Piemonte secondo le prime stime?
"Di sicuro una maggior stabilizzazione del lavoro. Un segnale incoraggiante. Per un aumento dei posti di lavoro è necessario che la ripresa, che per ora si intravede timidamente, si consolidi. Il Job Act favorisce il clima positivo. Mentre un tempo ciò che faceva riflettere un imprenditore prima di assumere erano le regole e poi le prospettive economiche, ora la prima questione, le regole, è molto più chiara. Gli imprenditori pensano molto di più alle prospettive ".
Le zone più critiche del Piemonte quali sono?
"La situazione è a macchia di leopardo o di giaguaro, se si preferisce. Tolto l'astigiano, che vive molto sull'indotto automotive come il torinese, ma gli investimenti di Fca fanno ben sperare, nelle altre zone più difficili, come il Biellese e il Verbano, ci sono imprese che tengono. Eccellenze grazie all'export.
Quando si riprenderà anche il settore delle costruzioni, soprattutto nel privato, il Piemonte sarà tra le prime regioni a beneficiarne. Non tanto per le costruzioni in sé, ma per tutto quello che rappresenta l'indotto, dai macchinari alla rubinetteria, agli infissi. Di sicuro il Cuneese è la realtà più dinamica con un intreccio stretto tra industria e agricoltura, oltre al turismo che sta diventando un settore importante in tutto il Piemonte"
(Diego Longhin, Repubblica 10 maggio)